Ciao Roma, la Juve risale sul suo Llorente express

Tevez e lo spagnolo intonano il "taca banda" e sono gol micidiali e belli. Vittoria n. 16 allo Stadium e ora insegue l'imbattibilità assoluta in casa

Ciao Roma, la Juve risale sul suo Llorente express

Due minuti di furore di John Charles Llorente e la Juve ha rimesso la Roma al suo posto e il campionato a dormire. Doppietta da grande e micidiale centravanti: il primo bellissimo anche nella giocata, con quel sinistro in giravolta che davvero ti fa girar la testa. Specialità della casa il secondo, con quel colpo di testa che ha devastato le mani morbide di Bardi. Il portierino del Livorno non ne è uscito bene, ma lo consolerà pensare che lo spagnolo è il capoccione d'oro di questo campionato con 7 reti su 13 realizzate dalle sue testate a martello. E questi sono i classici casi in cui gli altri suonano le loro campane (Emeghara ha provato subito a impegnare Buffon) e la Juve tira fuori i cannoni: non c'è gioco, non c'è speranza.
Lo Stadium fortezza non ha tradito la sua fama e la Signora nemmeno, chiudendo la partita con due cazzotti da far invidia a Destro. Sedicesima vittoria di fila nel suo stadio e nel mirino un altro record: chiudere vincendo tutte le partite casalinghe (Bologna, Atalanta, Cagliari). Roba da guinness dei primati, difficilmente replicabile. La Juve non è l'Inter e questo si sapeva, dunque difficile pensare che si facesse rimontare dopo aver segnato due reti, ma ieri ha dimostrato la superiorità non tanto, o non solo, calcistica quanto mentale sulle altre sue rivali di campionato. Mezzora giocando e magari annoiando, certo con un po' di monotonia, poi quei due minuti di fuoco annunciati da qualche scoppiettio precedente. Ancora una volta Tevez e Llorente hanno intonato il «taca banda» ed è stato calcio di qualità.
Conte stavolta ha giocato anche di psicologia: il problema dei cinque punti di avanzo sulla Roma poteva essere relativo, il problema Lione e l'Europa League messi da parte come non contassero, meglio dimostrare quanto contasse questa partita e quanto sia importante chiudere alla svelta il campionato: quindi in campo anche il leone Tevez che poteva risparmiare il fisico, voce al duo dei cannonieri d'eccellenza che hanno trascinato la Juve in campionato. Parlano i gol e parlano i punti: la Juve ha segnato 8 reti in più rispetto allo scorso campionato, che sono tanti quanti i punti di distacco della Roma. La squadra ne ha realizzati 10 in più rispetto alla scorsa stagione e la Roma le sta più vicina di quanto abbia fatto il Napoli nel 2013. Il suo attacco è il migliore della Serie A: 69 reti, 42 delle quali nelle 16 partite allo Stadium. La media dice che non sarebbe bastato segnarne uno per portarle via punti.
E la partita con il Livorno ha confermato tutto: inizio sonnacchioso di Pirlo e soci, Emeghara ne ha approfittato per portare scompiglio nella difesa avversaria. Poi, quando Tevez ha dato il segnale di sveglia, il Livorno ha cominciato a farsi piccolo. L'Apache ha provato due volte l'inserimento in area, smarcato dagli assist di Llorente che sa essere un fantastico pivot d'area. Prove di fuoco finite addosso a Bardi. L'aggressività della Juve ha cominciato ad essere ruggente, Chiellini si è mangiato un gol, Pogba ha fatto belle cose giocando in scioltezza, Lichtsteiner ha imperversato da ala destra. Risultato? Dal minuto 32 al minuto 34 la Juve è risalita sul dui Llorente express. Due botte e via tutti. Poi la caccia al terzo gol: Llorente ci ha ritentato, Tevez ha giocato cinque minuti più del previsto per provarci, Duncan ha sfruttato l'intermezzo per impegnare Buffon nella seconda parte del match e Marchisio si è lamentato per un rigore mancato proprio al fischio dell'arbitro che non ha voluto infierire sul Livorno. In realtà ci aveva già pensato la Signora.

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