Roma, mal di big match Garcia preso a schiaffi

Higuain più Callejon, i giallorossi rischiano la goleada E perdono l'ennesimo scontro diretto con una grande. Bianconeri di nuovo a +3

Roma, mal di big match Garcia preso a schiaffi

La domanda sorge spontanea: tutto merito del miglior Napoli della stagione o anche demerito di una Roma in chiara involuzione psico-fisico-tattica? Rudi Garcia conferma le difficoltà al San Paolo - tre partite, altrettanti k.o. - e la sua flotta affonda sotto i colpi della brigata Benitez. Che spolvera l'abito buono nel giorno più importante: se la difesa tiene, Insigne è in versione zemaniana, Hamsik fa l'Hamsik e i bomber segnano, il Napoli non appare così distante dalle due squadre presunte ammazza-campionato. O almeno dall'ultima Roma balbettante.

La girata di Higuain e il tocco in anticipo di Callejon - i gol con i quali il Napoli infligge il secondo stop ai giallorossi - sono le foto più belle di un pomeriggio «blindato» in ricordo di Ciro Esposito. Tutto fila liscio, anche se si è dovuto vietare la trasferta ai tifosi giallorossi e schierare un numero ampio di agenti e di steward. Unica nota stonata il brutto striscione esposto dagli ultrà della Curva B, una chiara dimostrazione che la follia di pochi non avrà mai fine.

Bastano 130 secondi, quanto impiega il Pipita a mettere a segno con una spettacolare girata il suo quinto gol stagionale, per capire come andrà a finire. La consapevolezza di non dover deludere i loro tifosi in una giornata del genere ha dato una sferzata di grinta eccezionale alla truppa di Benitez, in crescita ma mai così bella e stellare e in grado di mettere al tappeto gli avversari già nel primo tempo tra pali, traverse e interventi dell'ex De Sanctis. «Abbiamo onorato la memoria di Ciro e la sua famiglia - così Benitez - con il bel gioco in campo e con l'atteggiamento giusto. Abbiamo ritrovato l'intensità dei nostri momenti migliori, ora dobbiamo continuare così, rimanendo coi piedi per terra».

«Ha vinto la squadra migliore, abbiamo perso tutti i contrasti ma abbiamo iniziato la partita solo dopo l'intervallo e in partite del genere non puoi permettertelo», l'autocritica di Garcia. L'avvio choc della sua Roma fa capire che la tensione piovuta su questa partita abbia pesato e non poco.

Otto punti in meno rispetto all'incredibile partenza della passata stagione («situazione irripetibile», sottolinea il ds giallorosso Sabatini). Ma ciò che più preoccupa è che il bel giocattolo romanista sembra avere le batterie un po' scariche. Quel 7-1 incassato dal Bayern, che la Roma ritroverà mercoledì in Germania, ha lasciato più strascichi di quanto ci si aspettasse: due sole vere occasioni costruite e zero gol nelle ultime due trasferte a Genova e Napoli e una vittoria senza esaltare con il debole Cesena.

Segnali di una crisi che non preoccupa, almeno a parole, il tecnico giallorosso. «Credo che sia un problema di testa più che fisico, altrimenti sarebbe stato impossibile fare un secondo tempo di intensità al San Paolo», aggiunge il condottiero francese. Che ieri si è concesso il lusso di far rifiatare De Rossi («non ho voluto rischiarlo, ha recuperato da poco dall'infortunio», precisa Garcia), elemento con il quale la Roma non prende mai gol. Nemmeno i cambi di uomini (forse sbagliati, come accaduto a Genova) e modulo hanno permesso di cambiare la faccia alla partita. Torosidis - che non ha lo spessore e la spinta di Maicon, forse l'assenza più pesante in casa giallorossa - e Holebas sono stati travolti dagli azzurri, il centrocampo è andato a sprazzi, Totti è fuori partita quando i ritmi sono altissimi.

Il nuovo k.o. consegna ai detrattori del francese un dato sul quale interrogarsi: Garcia ha perso la sesta sfida diretta su nove disputate contro Juve e Napoli, la quinta su 5 trasferte. Un limite preoccupante del tecnico nell'affrontare i big-match?

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