Può accadere il caso di un nero razzista nei confronti di un altro uomo dello stesso colore di pelle? Massì, dai, in Premier League, Pierre Dwomoh, belga del Watford, è stato squalificato per 11 giornate e pagherà una multa di 2500 sterline per avere insultato e offeso un giovane compagno di squadra. Che tipo di linguaggio razzista? Elementare e idiota. Dunque Dwomoh, durante le partite contro Swansea e Colchester, ha accusato il sodale, di origini indiane, di non essere nero del tutto, anzi gli ha detto "il marrone non è un colore, o si è bianchi o si è neri. E poi, dimmi, come va con la tua bancarella all'angolo?". Parole raffinate, pensieri soavi ma, oltre alla pesante e giusta sanzione decisa dai giudici della Football Association, non risultano manifestazioni, cortei, pubbliche censure nei confronti di questo nuovo tipo di razzismo delle pari opportunità. Anzi. Si è scritto, con una tipica ipocrisia ideologica, del pride di Seattle e del rifiuto di Egitto e Iran a fiancheggiare le manifestazioni di orgoglio gay, niente solidarietà sugli spalti, nelle leggi dei due paesi l'omosessualità è peccato, è reato, che sfilino pure lungo le strade ma lontano dal football, luogo nel quale è consentita la partecipazione attiva di personaggi accusati di violenze sessuali (l'ultimo caso riguarda il marocchino Hakimi che andrà a giudizio a Parigi) ma non viene accettato alcun segnale di adesione, braccialetti, striscioni, bandiere a questioni politico ideologiche.
Pierre Dwomoh, belga di origini ghanesi, probabilmente ha fatto sua questa storiella americana, in una scuola di New York la maestra decide di porre fine alla guerra tra razze, "da oggi siamo tutti uguali, basta con bianchi e neri, siamo tutti blu!", festa e balli tra gli scolari ma a questo punto la docente avverte: "Tornate ai banchi, allora i blu scuro a destra, gli altri a sinistra".