La sentenza di Ibrahimovic. È un Milan da Champions

Doppietta di Zlatan che risponde alle provocazioni di Rangnick e rilancia le ambizioni dei rossoneri

Sarà pure, come sostiene il rosicone Ralf Rangnick, uno che parla del Milan senza averlo mai allenato, più spesso dello stesso Pioli, che rinnovare il contratto a Ibra è una contraddizione eppure i mille di ieri sera ospitati a San Siro riaperto, l'hanno considerata una benedetta contraddizione. Già perché sempre di Zlatan sono le prime firme del nuovo campionato milanista. Alla sua bella età, prima è salito al secondo piano, girando di testa una pennellata di Theo Hernandez, mettendo così il muso davanti al Bologna che aveva rischiato grosso già un paio di volte (di Gabbia e Bennacer le conclusioni sbilenche da favorevole posizione).

In tribuna Adriano Galliani è uno dei più lesti a sobbalzare dal seggiolino dinanzi a tanto strapotere fisico. È vero: a Ibra capita anche la palletta, più comoda, in avvio di ripresa, per firmare il 2 a 0 e lo manca con una stoccata centrale deviata dal portiere. Ma lui non è il tipo da deprimersi e quando gli capita, in avvio di ripresa, il rigore (segnalato dal Var) per lo sgambetto classico di Orsolini su Bennacer, non si fa condizionare dalla sagoma gialla di Skorupski e lo infila con un missile di destro, preciso nell'angolo alto. Imprendibile, tanto per essere didascalici.

Il Bologna è più o meno arrendevole come due mesi prima, formato da giovanissimi (in mancanza di cessioni e investimenti, Mihajlovic deve arrangiarsi) assistiti dall'Ibra di Casteldebole, Palacio che non gode però del contributo dello svedese. L'unica volta, nella prima frazione, che il Bologna sorprende la difesa milanista (priva ancora di Romagnoli) è all'alba della sfida, dopo due minuti, su iniziativa di Soriano. Orsolini, a dispetto della fiducia ricevuta, continua a tradire il suo tecnico: nella sfida di ieri, prima della sostituzione, oltre a subire la vivacità di Hernandez, provoca il rigore del 2 a 0 e Sinisa mastica amaro in panchina. Quello che si coglie nelle perfomances del Milan e nel gioco avvolgente che sembra continui sulla stessa traiettoria del torneo post lock down. Con l'aggiunta di alcuni preziosi miglioramenti, tipo Calabria difensore dell'argine destro dove Barrow non vince un duello, oppure Saelemaekers, il giovane belga rimpiazzo di Castillejo, rimasto sotto la doccia all'intervallo. Per tacere di Kjaer che nel frattempo si preoccupa di ripulire l'area con grande efficacia dinanzi agli attacchi del Bologna rimasto in dieci nel finale (doppio giallo per Dijks). Nel finale, dopo un altro paio di golose occasioni sciupate da Ibra, c'è il tempo per il battesimo rossonero di Tonali al posto di Kessiè, un altro di quelli rimasto sullo stesso rendimento di giugno e luglio.

Altro particolare da segnalare rispetto al primo Milan della passata stagione è il suo comportamento, maturo e autorevole, nella gestione delle sfide comandate: rischia grosso solo a pochi rintocchi dalla sirena, quando c'è qualche pericolo Donnarumma risponde presente, e risulta capace di amministrare gioco e pallone senza andare nel panico come accadde ripetutamente dai giorni tormentati di Giampaolo.

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