SF1000, la Ferrari operaia riparte dalla storia per sfidare la Mercedes

Il nome evoca i Gp disputati. E lo show è un omaggio al tricolore e ai propri lavoratori

Reggio Emilia - In piena era social la Ferrari sceglie di giocare all'antica. Musica, balletti, giochi di luce in un teatro, come il Romolo Valli di Reggio Emilia, che è uno dei grandi gioielli italiani nascosti. Si va sul classico perché la Ferrari in fin dei conti è la storia. E lo fa pesare fin dal nome della nuova monoposto: SF1000 con quel mille che sottolinea il numero dei Gran Premi disputati, un traguardo a cui la Ferrari arriverà a giugno, in Francia, tutto dipenderà dal Gran premio di Cina a forte rischio per il Corona Virus. La Ferrari ha voluto sottolineare di esserci stata sempre e di aver vinto più di tutti gli altri, ma come ha detto il presidente Elkann: «La nostra fame di vittorie non è assolutamente finita». È il giorno dell'orgoglio. Di esserci sempre stati. Di aver vinto più degli altri. Di essere italiani. Il presidente, in versione prestigiatore, estrae addirittura due bandiere dalle tasche del suo abito grigio. Un tricolore e una bandiera bianca con la scritta Ferrari. Li espone per le foto finali, poi si accorge di aver messo al contrario il tricolore e fa ripetere lo scatto. Emozionato anche lui.

«Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un'automobile. Sicuramente la farà rossa», Mattia Binotto comincia il suo discorso citando il fondatore. La nuova Ferrari non è rivoluzionaria, ma ha lavorato molto per migliorare i difetti dello scorso anno. Ha cercato più velocità in curva dove perdeva troppo dalla concorrenza, ma per farlo ha probabilmente perso molto in velocità di punta. «Ma abbiamo lavorato molto anche sull'affidabilità che l'hanno scorso ci ha un po' penalizzati». Le grandi novità sono sotto l'abito rosso opaco, ma più rosso dello scorso anno. Nuovo motore, nuovo cambio, nuovo il retrotreno sottoposto a una grande curva dimagrante. Vista dall'alto del loggione del Teatro Valli, la SF1000 sembra molto filante, molto più della SF90 dello scorso anno, la macchina più veloce del lotto in qualifica, ma non abbastanza in gara. «Non siamo noi la squadra da battere perché non abbiamo vinto gli ultimo Mondiali e non abbiamo vinto neppure l'ultima gara. C'è ancora un gap da colmare», ammette Binotto. «Sarei presuntuoso se al mio terzo anno in Formula 1 ritenessi di essere l'uomo da battere. Lavoro per diventare il migliore, ma non lo sono ancora», commenta Charles. «Spero che l'uomo da battere sia Charles così vorrebbe dire che la nostra è la miglior macchina. Lo spero perché così ci divertiremmo tutti e due, ma in realtà credo che ci saranno da battere anche Lewis e Max», ha chiuso Sebastian cercando di scacciare comunque il fantasma di Hamilton che qualcuno continua ad affiancare alla Ferrari per il futuro. «La nostra prima scelta resta Seb. Abbiamo cominciato a parlarne. Non dipenderà solo da noi, vedremo», ha ribadito Binotto. «Se pensate che io sia vecchio, considerate che Lewis è anche più vecchio», ha sorriso un Seb sereno come non lo si vedeva da tempo.

Ordini di scuderia non ce ne saranno all'inizio. Si parte all'insegna del Let them race, lasciamoli correre. Binotto non teme possa essere controproducente, anzi. Seb e Charles promettono di aver capito la lezione: «Non si ripeterà un altro Brasile. Corriamo uno contro l'altro, ma siamo compagni di squadra e abbiamo capito di dover aver rispetto per chi in fabbrica lavora per noi».

In 350 sono in sala, in platea. I più vicini all'oggetto del desiderio. Giusto così, la SF1000 è figlia del loro lavoro. Adesso tocca a quei due farla cantare. In fin dei conti siamo in un teatro. Il punto di partenza potrebbe essere quello giusto.