Sir Frank, magia finale. Williams a stelle e strisce. La F1 resta senza storia

L'ultimo fondatore rimasto nel Circus vende il suo team al fondo americano Dorilton Capital

È la fine di un'era, ma non necessariamente la fine di un sogno. Sir Frank Williams e sua figlia Claire hanno venduto il team e la fabbrica ad un fondo d'investimenti statunitense, la Dorilton Capital con sede a New York e un business finora sempre lontanissimo dal mondo dello sport o dei motori.

La Williams era uno delle quattro squadre a cui il rinnovato patto della Concordia aveva riservato lo status di team storico. Fondato nel 1977 da Frank Williams e Patrick Head in un'ex negozio di tappeti, ha scritto pagine importanti nella storia della Formula 1 conquistando 9 titoli costruttori e 7 piloti anche se gli ultimi mondiali risalgono al 1997, all'epoca di Jacques Villeneuve e l'ultima delle 114 vittorie al Gran premio di Spagna del 2012 quando Pastor Maldonado sorprese il mondo e probabilmente pure se stesso.

La Williams era l'ultimo storico team britannico ancora di proprietà del suo fondatore che negli ultimi anni aveva lasciato la gestione alla figlia Claire. Anni prima grigi e poi neri con qualche colpa anche della signorina Williams che non ha la stoffa del padre, un fenomeno capace di dominare il mondo della Formula 1 dalla sedia a rotelle dove è costretto a vivere dal 1986 dopo il tragico incidente stradale di cui è stato vittima per colpa dell'eccessiva velocità, mentre guidava sulle strette strade francesi attorno a Le Castellet. Frank Williams ha costituito con Patrick Head un binomio dominante tra gli anni Ottanta e Novanta. Innovazioni tecnologiche (le sospensioni attive, ad esempio) grandissimi piloti, da Clay Regazzoni a Jacques Villeneuve, passando per Jones, Rosberg padre, Piquet, Mansell, Prost e Senna. La Williams è stata la prima monoposto guidata da Ayrton in un test ancora prima di iniziare la sua carriera e l'ultima in quel maledetto Gran premio di San Marino del primo maggio 1984. Sir Frank che è sempre stato famoso per il suo cinismo, non si è mai perdonato quel che successe a Imola. Per lui Ayrton era un Dio e averlo visto morire su una sua monoposto è stato un dolore devastante come quando il cancro gli portò via sua moglie Virginia nel 2013.

Frank e Claire avrebbero voluto tenere il team in famiglia, ma nonostante il salary cap finalmente approvato, non era più pensabile. La Williams ha sempre orgogliosamente voluto restare costruttore in un'epoca popolata da auto fotocopia. Compra il motore (Mercedes), ma si costruisce ancora il cambio in casa. Dopo aver capito che con piloti paganti ma poco credibili non poteva fare molta strada, ha investito su un giovane come Russell che è un talento vero, all'altezza dei vari Verstappen, Leclerc o Norris. A maggio ha messo in vendita il team. In tre mesi ha chiuso l'accordo con Dorilton: «Volevamo trovare un partner che condividesse la stessa passione e gli stessi valori, che riconoscesse il potenziale del team e che potesse liberarlo - ha dichiarato Claire -. In Dorilton sappiamo di aver trovato esattamente questo». Il team non cambierà nome, il telaio continuerà a chiamarsi Williams e la sede resterà a Grove una factory tecnologicamente all'avanguardia. «Crediamo di essere il partner ideale che consentirà al team di concentrarsi sul suo obiettivo: tornare in prima fila», ha aggiunto Matthew Savage, il presidente del fondo americano. Ma dopo aver sborsato 152 milioni di euro (cifra non confermata) non poteva certo dire altro.

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Commenti
Ritratto di hernando45

hernando45

Sab, 22/08/2020 - 14:12

Va be ma Ayrton e morto a Imola nel 1994 e NON 1984 come scritto nell'articolo.