La A sogna notti magiche e manda in campo il calcio a Ferragosto

Successo di Gravina, chiusura tornei il 20 agosto, campionato entro il 2. Playoff solo in caso di stop

Prepariamoci allo scudetto con i bermuda. Perché - se il virus, come ci auguriamo proprio tutti, dovesse andare in ferie - c'è la possibilità concreta che la sfida tricolore e gli altri risultati del calcio italiano (promozioni e retrocessioni a effetto domino in B e C) si decidano in piena estate. È questo l'esito più importante del consiglio federale di ieri dal quale Gabriele Gravina è uscito con un successo politico fondamentale perché è stato stabilito il principio che «sarà il merito a decidere la fine dei campionati» e non la ritirata dietro il paravento della sicurezza e della salute. In forza di questa scelta sono state promulgate alcune date: per la riapertura resta in pole position quella di sabato 13 giugno (c'è bisogno di deroga governativa), eventualmente il 20 giugno come alternativa.

Davanti c'è un'autostrada di tempo (124 le partite da giocare ancora) perché il traguardo per serie A e serie B è stato fissato al 20 agosto così scavando anche qualche giorno utile per completare la coppa Italia che passerebbe in fondo al calendario. Di fatto lo striscione di partenza per la prossima stagione (attenti, non del campionato) è stato posizionato al 1 settembre, più o meno in coincidenza con la riapertura (augurabile) delle scuole. In replica indiretta al presidente del Coni Malagò che ha rimproverato al calcio la mancanza di soluzioni alternative, Gravina ha incassato l'assenso sui piani B e C addirittura perché il governo del calcio ha sancito che in caso di interruzione o non completamento, si passerà a play off e play out così di fatto utilizzando questo spauracchio nei confronti di quei presidenti che, sotto sotto, si sono battuti fino a ieri per «chiuderla qui», immaginando di evitare le retrocessioni. Devono giocare comunque. Terza via: saranno studiati coefficienti correttivi per determinare la fotografia delle classifiche attuali. Con lo scudo ricevuto dal governo (ricorsi eventuali discussi tra Coni, Tar e consiglio di Stato nel giro di 15-20 giorni al massimo), il presidente federale è andato dritto come un freccia rossa per rimettere in moto l'industria del pallone. Le modalità di play off e play-out non sono state discusse, naturalmente. Sarebbe diventata materia di dissidi e contestazioni facendo naufragare l'unità del movimento in questa fase, a qualche giorno dall'incontro con Spadafora fissato per giovedì prossimo. I dettagli del progetto saranno scolpiti dal consiglio federale che si terrà nei primi giorni di giugno.

Anche la Lega Pro, che aveva votato per la fine anticipata del torneo e la sospensione delle retrocessioni, si è dovuta arrendere, ma il suo presidente, Ghirelli, è stato chiaro: «Quanto deciso non mi soddisfa per nulla... Noi non siamo in grado di tornare a giocare». Probabilmente non ci saranno le condizioni per riprendere i 3 gironi: allora dovranno giocarsi il destino ai play-off e play-out. L'unico campionato ufficialmente sospeso è quello di serie D (9 gironi) che sarà di sicuro investito da una crisi economica molto acuta: saranno in pochissimi quelli in grado di riprendere a settembre. Questo scenario sportivo-economico, come si intuisce al volo, è la premessa per realizzare finalmente le famose riforme invocate da tempo che devono portare a una riduzione dell'area professionistica.

Tutti d'accordo a eccezione dell'Aic che ha pasticciato sul suo voto prima dichiarandosi contraria alla ripresa dei tornei, poi correggendo il no in una sorta di preoccupazione per i dilettanti, le licenze nazionali e i rimborsi. In sintesi: anche in questa circostanza Damiani e Calcagno, che sono già incalzati dalla prossima candidatura di Tardelli, non hanno reso un grande servigio alla categoria. Da guinness dei primati Lotito: neanche un intervento ieri.

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