"Lo sport sta morendo. Ecco come salvarlo"

L'urlo del n°1 Fin: "Proteggiamo le società sportive su cui poggia tutto. L'emergenza le sta distruggendo"

"Lo sport sta morendo. Ecco come salvarlo"

«La verità è che molte norme di sicurezza e contenimento resteranno in piedi fino a che non ci sarà il vaccino. E questo potrebbe significare la morte dello sport in Italia». Parole che allarmerebbero se ascoltate in un bar, il lunedì mattina, sfogliando i giornali in cerca dei risultati che oggi non ci sono più. Parole che spaventano di più se a pronunciarle è il presidente della Federazione sportiva più vincente del Paese, Paolo Barelli, numero uno della Federnuoto italiana ed europea, e deputato di Forza Italia. «La cautela dettata dagli esperti va seguita, ma come per tutte le altre attività produttive, se non si interviene a livello economico e con una visione aperta, basata più sulla prevenzione che su norme che limitino solo la frequenza nei luoghi, è chiaro che palestre, piscine e centri sportivi rischieranno a breve di chiudere».

Un Paese fermo non solo a livello produttivo. Fermo fisicamente.

«Esatto. Si discute tanto di sport agonistico, ma proviamo un attimo a parlare di semplice attività motoria. Che poi vuol dire salute. Potrebbe sparire. Per questo in settimana abbiamo presentato un ordine del giorno nell'ambito della legge olimpica per Milano-Cortina che vincola il governo a fare in modo che nell'organizzazione dei Giochi siano realizzati dei risparmi da destinare alle associazioni sportive e allo sport di base».

I 600 euro per i collaboratori sportivi e la cassa integrazione per i lavoratori dipendenti in ambito sportivo sono già qualcosa.

«Il ministro Spadafora si sta battendo per lo sport di base ma è ancora troppo poco, serve un intervento deciso del governo. Pensando in positivo, e cioè che fra qualche mese gli impianti possano riaprire, la verità è che per allora rischieremo di trovarli falliti. Bisogna poter accedere al credito sportivo però con tempistiche di restituzione diverse, 5 anni sono troppo poco; e, soprattutto, sono necessarie risorse a fondo perduto, un'iniezione economica come sta avvenendo in altri Paesi d'Europa».

Ma all'estero le associazione sportive non sono centomila come da noi.

«Vero. Ma per un motivo: qui lo sport poggia esclusivamente sulle spalle delle associazioni sportive e gli impianti, anche quelli pubblici, non sono gestiti dai Comuni perché non avrebbero i soldi per poterlo fare. Cosa che invece accade altrove in Europa. Ecco perché dico che se queste strutture dovessero fallire, con esse morirebbero l'attività motoria e lo sport, compreso quello agonistico... La Pellegrini, Paltrinieri, il Settebello, Tortu e gli altri nascono dalle società sportive, non nascono dai camp universitari o da altre istituzioni pubbliche come avviene oltre confine. Quanti impianti sportivi gestisce il Comune di Roma? Nessuno. Quanti quello di Parigi? Molti, se non tutti. Tornando a noi, penso agli anziani, alla loro attività motoria, anch'essa viene da sempre garantita presso le strutture private. E per questo parlo di un'emergenza che riguarda tutti. Movimento vuol dire salute, e salute significa gravare meno sulla spesa sanitaria».

Le famiglie si domandano se gli abbonamenti verranno rimborsati.

«Ci sono i voucher per la cultura? Ci devono essere i voucher anche per la pratica sportiva. Le famiglie li useranno per quando l'emergenza sarà terminata».

Credito, risorse a fondo perduto, voucher. Soldi. Tanti soldi.

«Servirà da parte dello Stato un'iniezione enorme. Per questo, come opposizione, cerchiamo di dare il nostro supporto al governo perché si riesca ad erogarli».

L'uomo della strada potrebbe dire: non abbiamo soldi per arrivare a fine mese e dovremmo pensare a palestre, piscine e campetti...

«Credo sia una visione sbagliata. I cittadini devono capire che come il virus ha colpito trasversalmente ognuno di noi e tutte le attività del Paese, così la fine delle società che garantiscono lo sport di base colpirebbe trasversalmente ognuno di noi. È chiaro che i soldi sono pochi e che l'Italia ha un debito pubblico enorme destinato a peggiorare, però, come si pensa a potenziare e rafforzare il sistema sanitario del Paese così non bisogna allentare la presa su prevenzione e tutela della salute, di cui l'attività motoria e sportiva sono un caposaldo. Senza dimenticare l'indotto dello sport inteso come attività economica: contribuisce a tre punti percentuali del Pil. Pensiamo alle migliaia di piccole squadre e di club che ogni settimana si spostano e riempiono alberghi fuori stagione per la gare regionali...».

E nel 2026 ci saranno le olimpiadi di Milano-Cortina.

«In sede di votazione della legge Olimpica ho fatto presente che non vorrei che nel 2026 ci ritrovassimo con Giochi eccezionali ma fra il pubblico nessuna società sportiva visto che per allora, avanti così, saranno tutte morte».

Non è troppo catastrofico?

«No. Non esiste olimpismo se non hai alla base le società sportive che lo promuovono tutti i giorni».

Allora parliamo di soldi. I numeri. Quanto serve?

«A breve è prevista un'erogazione al credito sportivo di 100 milioni. È troppo poco. Servirebbero il triplo, il quadruplo. E da non restituire in cinque anni, ma almeno nel doppio del tempo. E servirebbero risorse a fondo perduto. Però al momento nulla. Come Forza Italia ho presentato un emendamento al Cura Italia assieme al collega Marin per destinare 200 milioni a fondo perduto allo sport dilettantistico e che garantisca un credito d'imposta del 60% per le locazioni di impianti privati. E stiamo chiedendo l'introduzione, appunto, dei voucher, oltre alla rateizzazione dei canoni, lo slittamento delle bollette e la cassa integrazione fino ad ottobre».

Passiamo alla cronaca sportiva di questi giorni. Allo scontro fra poteri sportivi tra Coni e Serie A.

«Penso che il nostro sia un Paese di esagerazioni e di strumentalizzazioni. È evidente che il pallone stia in cima ai pensieri dei cittadini e trovo normale che se ne parli così tanto. Ma il calcio risolva dentro casa sua i propri problemi. Non credo sia opportuno entrare a gamba tesa come ha fatto il presidente del Coni Malagò, anche perché vorrei ricordare che molta confusione, al tempo, è stata creata pure da lui con un commissariamento della Federazione calcio molto improbabile. Io non accetterei che la Figc si mettesse a parlare di quel che deve fare il nuoto. Il calcio tornerà, così come gli altri sport, quando il governo darà il via prima agli allenamenti e poi alle partite. Gravina, come noi, auspica che ciò avvenga al più presto ma sa che le norme sanitarie non le fa lui... I meccanismi interni legati ai diritti tv o quando finire o non finire il campionato sono problema del calcio e non devono esserci interventi dall'esterno».

Però Malagò non è mica tanto esterno. È il capo dello sport, non è un'ingerenza la sua, ha voce in capitolo.

«Ha voce in capitolo parlando di sport ma dire se un campionato debba essere chiuso adesso o prorogato questo fa parte dell'autonomia di una federazione. Non si può invocare l'autonomia solo quando ci pare... Piuttosto, parlando di federazioni, vorrei che il governo, Sport e Salute e magari anche il Coni s'interessassero a come possono andare avanti le Federazioni virtuose, che fin qui non sono gravate sulle casse altrui, ma che oggi per via dell'emergenza virus si ritrovano con il 20-30% in meno di entrate mentre devono preparare gli azzurri per le olimpiadi. Mi spiego meglio: Federica Pellegrini è vero che vive di fianco a un centro federale, ma la Federazione nuoto è in grado a maggio, se si riprendono gli allenamenti, di riaprire solo per 3 o 4 atleti l'impianto di Verona che costa ogni giorno 5000 euro, senza che il pubblico pagante lo possa utilizzare? Per cui mi piacerebbe che il presidente del Coni, che ha direttamente delle responsabilità sulla preparazione olimpica, chiamasse le Federazioni che hanno atleti in aria olimpica e dicesse scusate, ma come cacchio riprenderete gli allenamenti, come pensate di farcela...?. Tanto più che gli atleti rivali, in alcuni Paesi, penso alla Svezia, hanno interrotto meno la preparazione mentre i nostri sono fermi da un paio di mesi; e per quanto lo resteranno ancora? Anche per questo abbiamo dato il via a un comitato scientifico con dentro virologi e professori igienisti per dare un supporto al governo nello stabilire nuovi protocolli per l'utilizzo degli impianti che siano congrui per i campioni e anche per gli utenti comuni».

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