Tonali, Locatelli & Co, se il giovane è un Messi. È il virus del calcio avido

Pochi soldi e pretese esorbitanti: così i nostri talenti finiscono in prestito o restano ostaggi

Tonali, Locatelli & Co, se il giovane è un Messi. È il virus del calcio avido

Giovani italiani al palo. Fermi. Quasi tutti. A parte Tonali, che ha sposato il Milan quasi a sorpresa e con una formula di pagamento fantasiosa. Prestito oneroso subito (10 milioni), riscatto fissato a 15 e altri 10 di bonus: non viene il mal di testa a capire quanto fa, però un minimo di attenzione bisogna farla. Del resto, l'estate 2020 è particolare per tutti: pochi soldi da spendere per cominciare, ma anche poco materiale umano davvero di livello e la sensazione che tanti presidenti e operatori di mercato siano ancorati ai tempi che furono.
Quando girava molto più cash e, per esempio, un ragazzo come Pinamonti (procuratore Raiola, guarda caso) poteva essere valutato oltre 20 milioni e ottenere uno stipendio di tre milioni: follia, al giorno d'oggi. Al punto che Inter e Genoa non hanno ancora trovato il modo per mettersi d'accordo: i nerazzurri hanno fatto sapere di non essere disponibili a versare la già pattuita cifra di 20 milioni ai rossoblù, i quali a loro volta manco si sognano di sobbarcarsi ancora uno stipendio del genere. Un caso che vale da esempio per tanti altri: al di là dell'infortunio al ginocchio che lo ha messo ko a giugno, Mandragora nel 2018 era stato spedito dalla Juve all'Udinese per 20 milioni, cifra enorme se rapportata alla carriera avuta fino a quel momento dal centrocampista campano. Nell'attuale sessione, la Signora avrebbe dovuto riportarlo a casa per 26: se ne riparlerà la prossima estate, forse. Ma molto probabilmente su altre basi, con qualche equilibrismo di bilancio che non manca mai. Tipo quello che qualche anno fa aveva riguardato Sturaro, acquistato dal Genoa per 18 milioni dopo che la Juve lo aveva acquistato per sei e senza che lo stesso centrocampista fosse nel frattempo diventato un mostro di tecnica e bravura.
Oggi i tempi sono cambiati. Inevitabilmente. E certe cifre, pur girando ancora, non sono così sostenibili. Detto che lo United ha appena acquistato dall'Ajax il 23enne centrocampista (di talento, già tra i primi 30 candidati al Pallone d'Oro, nazionale fisso) Van de Beek per una cifra intorno ai 45 milioni, in Italia Juve e Inter fanno fatica ad andare con decisione su Locatelli: più o meno la stessa valutazione che dà il Sassuolo al proprio gioiellino, reduce dall'ottimo esordio in azzurro e ancora privo di esperienza europea. Possibile (probabile) che a questo punto resti dov'è, così come Chiesa (classe 1997) in quel di Firenze: dodici mesi fa la sua valutazione era arrivata a 70 milioni e intorno a Commisso c'era quasi la fila. Adesso, come non detto.
Semmai, le pretendenti ci sono per il suo compagno Castrovilli (1997), valutato lui pure una quarantina di milioni dopo un solo anno di serie A. Per dirla con il 24enne Arthur, centrocampista appena arrivato alla Juve dal Barcellona per 80 milioni nell'ambito di un'operazione giustificata solo dal bilancio (leggi: enorme plusvalenza sia per i bianconeri che per i catalani, che hanno abbracciato Pjanic), nel calcio girano questi numeri. Che però sono ingannevoli e che, dopo pochi mesi, rischiano di diventare un boomerang.

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