Poi arriva Mbappé e la Francia vince il difficile debutto col Senegal. Il grande caldo e l'avversario forte: un primo tempo di attesa, molto lento, anche noioso e con due grossi spaventi. In avvio di ripresa si scuote KyKy e con tre sgasate risolve la sfida. La prima procura un tiro su cui è bravo il portiere Mendy. La seconda frutterebbe un rigore, che vedono tutti, Var compreso, meno l'arbitro iraniano Alireza Faghani, che va al video ma resta fermo sulla sua decisione (sbagliata). La terza è quella del gol, botta al volo sull'imbucata di Olise. La partita finisce lì, anche se il bello deve ancora arrivare. Finirà 3-1, con l'illusorio pareggio di Jackson annullato per fuorigioco; il raddoppio con lo scavetto di Barcola, innescato da Rabiot e il missile da 30 metri di Mbappè, che cancella la speranza senegalese, riaccesa pochi secondi prima dal 18enne Mbaye, stellina del PSG.
Grande Francia, perché il Senegal non è solo chili e centimetri. È squadra organizzata, che corre, si difende e riparte, ma anche dal tasso tecnico mediamente elevato, anche se la nostra vecchia conoscenza Koulibaly è il più impacciato di tutti. La finale in Coppa d'Africa non è stata un caso e anche in questo Mondiale sarà un bel problema per chi dovesse affrontarli nella fase a eliminazione diretta. Il girone è tosto, l'altra squadra forte è la Norvegia e non è detto che da qui esca una delle 8 migliori terze del torneo. Ma se succede, occhio ai ragazzi di Pape Thiaw.
Primo tempo con la Francia che rimbalza contro un muro e il Senegal che centra un palo con Jackson (malino Maignan, che poi farà peggio su Mbaye) e sbaglia un gol con Sarr, poco prima dell'intervallo (Theo in ritardo). Il Senegal aspetta, fa pressione solo nella propria metà campo. La Francia non riesce a uscire dall'imbuto che si forma davanti all'area di Mendy, uno che ha fatto il portiere del Chelsea e che perciò è bravo di suo e lo farà vedere nel secondo tempo.
Deschamps ruba a Luis Enrique l'idea della touche lunga sul calcio d'inizio: la sua Francia non è ancora il PSG, e non solo perché si comincia con 2 soli parigini fra gli undici titolari (Dembelé e Doué). Con questo caldo è impossibile aggredire gli avversari a tutto campo, serve ragionare e aspettare, dosare gli sforzi.
Buona la prima, ma l'impressione è che di buone ne seguiranno altre, perché è difficile riuscire ad arginare la forza offensiva dei Bleus: Fuori Dembelé, entra Barcola. Fuori Doué, tocca a Cherki. E Thuram e Mateta sono rimasti in panchina. Come fermarla una squadra così?