Tour, il no lungo un minuto contro il ciclismo Far west

Dopo la raffica di cadute, la protesta lampo dei corridori: "Non è questo lo sport che vuole la gente"

Tour, il no lungo un minuto contro il ciclismo Far west

Dopo le botte, il botto. È il giorno del Cav e dei cavalieri, intesi come corridori. Il Cav è Mark Cavendish che torna a vincere sulle strade del Tour a 36 anni suonati. E i cavalieri, nel senso di signori misurati e compassati, sono i corridori, che dopo la tre giorni di voli e cadute, lacrime e sangue, ritiri eccellenti e no, hanno manifestato ieri mattina con un minuto di stop. Insomma, con grande senso di responsabilità nei confronti di tutti. Tutto molto bello, per dirla con Bruno Pizzul, ma sarebbe altrettanto bello vedere lo stesso atteggiamento rispettoso sulle strade del Giro, dove invece tolgono il disturbo alla velocità del suono, oppure pretendono cancellazioni di montagne e variazioni di percorso con scene da far-west. Per la serie: al Giro leoni, al Tour tutti cucciolotti.

E dire che avrebbero tutte le sante ragioni per chiedere a gran voce arrivi più sicuri - l'altro giorno, sul traguardo di Pontivy, paese natale dell'attuale presidente dell'Uci David Lappartient, hanno rischiato tutti l'osso del collo per un arrivo folle in discesa -. Anche i team dovrebbero alzare la voce, visto che il loro capitale umano è a costante rischio, ma la forza del Tour è più forte di tutto. C'è un evento più mediatico della Grande Boucle? Sì, le olimpiadi e i mondiali di calcio che si disputano ogni quattro anni: il Tour tutti gli anni. Bene, quindi zitti, a costo di lacrime e sangue.

Le lacrime le versa una leggenda dello sprint: Mark Cavendish. E pensare che il britannico dell'Isola di Man, che è di stanza anche a Quarrata (Pistoia), questo Tour nemmeno doveva correrlo. Ripescato alla vigilia per i guai fisici e contrattuali di Sam Bennett (è in partenza, cambierà squadra), e la Deceuninck Quick-Step lo inserisce al posto dell'irlandese e fa centro cinque anni dopo l'ultima volta in Francia.

A 36 anni suonati, Cannonball torna a vincere sul traguardo di Fougeres, sul quale era stato proprio lui a imporsi l'ultima volta che vi era arrivato il Tour, sei anni fa. Lacrime di liberazione. «Tante persone non credevano più in me, ma la Deceuninck Quick Step l'ha fatto e continua a farlo», dice il britannico che per trovare un ingaggio si era presentato alla porta di Lefevere con tanto di sponsor. «Pensavo che non sarei mai tornato sulle strade del Tour, ero finito in un buco, spero che la mia storia aiuti chi è finito in depressione», chiosa Cannonball, che con quella di ieri aggiorna la personale contabilità: 152 vittorie, con Mondiale e Sanremo e numeri straordinari nei grandi Giri: al Tour fa 31 successi (ne conta 15 al Giro e 3 alla Vuelta).

È il giorno del Cav, e anche quella che precede una crono di 27 chilometri destinata a cambiare il volto alla classifica. È anche il giorno dello scioperino. Al primo chilometro di corsa il gruppo si ferma per un 1' per protestare contro le cadute e anche contro la giuria. Chiedono rispetto i corridori, i quali però dovrebbero ricordarsi di rispettare tutti allo stesso modo: sia al Tour, che al Giro.

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