Tre schiaffi del Genoa al fantasma della Juve che perde anche i pezzi

Simeone scatenato stende la Signora in 13'. Dani Alves, perone rotto: altra tegola su Allegri

Tre schiaffi del Genoa al fantasma della Juve che perde anche i pezzi

nostro inviato a Genova

Una Juve da incubo si ferma a Marassi. Se mai ci fosse arrivata perché ieri c'erano dei fantasmi in maglia bianca, non i campioni d'Italia, non la capolista. Tre schiaffi del Genoa che fanno rumore e che mettono a nudo tre mesi di partite vinte giocando male. Non si può sempre vivere di rendita, prima o poi devi restituire. E con gli interessi. La domenica nera conta anche due infortuni pesanti, Bonucci e Dani Alves, e i nervi tesi dopo un crollo clamoroso in ventinove minuti. Il Genoa giocherà anche la partita perfetta, quella che consacra il figlio di Diego Simeone, quel Giovanni che con una doppietta, insieme all'autogol di Alex Sandro, manda in delirio i tifosi rossoblu, ma la Juve ci mette molto di suo.

Evidentemente a nulla sono serviti i richiami di Buffon. È uno scudetto tutto da conquistare perché qui non si scansa nessuno. Juric indica la strada al campionato: «Bisogna aggredirli. Ho copiato l'approccio del Siviglia». Già, la Champions. Agli straordinari in Europa, la Juve ha pagato dazio tre volte in questa stagione: Milan, Inter e appunto Genoa. Sempre in trasferta. Ma questo non può essere la giustificazione a un approccio inaccettabile: molle e confuso. Allegri aveva avvertito sulle insidie. «Abbiamo sbagliato tutti, me compreso», dirà poi. Ha messo giocatori fuori ruolo come Dani Alves nella linea a tre e Cuadrado seconda punta a sinistra. E poi in mezzo al campo ha riproposto il trio da andamento lento Khedira-Hernanes-Pjanic, già visti insieme e bocciati contro il Milan. Laddove invece sarebbero serviti dei lottatori e poi l'allenatore si stupisce del conto dei falli, 25 a 8 per il Genoa. E qui iniziano gli orrori dei giocatori. Il tacco assurdo di Bonucci che spalanca al Genoa la via verso l'azione del vantaggio, le lacune di Alex Sandro sul raddoppio e fino all'autogol. In almeno tre occasioni in area bianconera c'è stato un anticipo di presepe. Superficialità in dosi industriali. Allegri laconico: «È stata una bella botta». Incassata senza reagire, nessun tiro in porta, nemmeno quando è entrato Higuain. L'unico è arrivato dalla punizione-gol di Pjanic.

L'eccezionalità della caduta può far pensare alla classica giornata storta, ma il cammino in campionato della Signora senza gioco deve far riflettere. E Allegri abbozza: «Cosa ho detto all'arbitro sul rigore di Mandzukic? Che ha fatto bene a non darlo perché magari la recuperavamo e invece è una partita che è meglio perdere... Così torniamo con i piedi per terra». Una battuta che nasconde nervosismo, il litigio tra Mandzukic e Cuadrado altra spia della tensione come il silenzio nel dopo partita della squadra. Ora la rivelazione Atalanta, poi il derby e per finire la Roma. Con la difesa in emergenza: il problema muscolare di Bonucci è da rivalutare, mentre la frattura composta del perone della gamba sinistra per Dani Alves è un'altra mazzata (3 mesi di stop). Potrebbe essere iniziato un campionato diverso anche se in tutti gli ultimi cinque scudetti c'è sempre stato un tonfo della Juve. Allegri assicura: «È una lezione che ci fa bene». Bonucci twitta: «Ci rialzeremo come sempre». La Juve resta capolista, ma se si rilassa è possibile farle male. Molto male. L'ha detto il Genoa.

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