Van der Weijden, dalla leucemia all'oro

E la baby fenomeno Rikako Ikee: «Mi sto curando e tornerò in gara più forte»

«Ero sdraiato nel mio letto d'ospedale, guardavo il mio corpo allo specchio tutto il tempo e mi chiedevo, egoisticamente, perché è successo proprio a me?. Avevo appena 19 anni nel marzo 2001, quando mi è stata diagnosticata la leucemia. E dire che alcuni mesi prima, alle Hawaii, chiudevo 9° e 10° ai Campionati del mondo; insomma, avrei potuto fare ottime cose nel nuoto in acque libere. Scoperta la malattia, pensavo solo al fatto che, molto probabilmente, non avrei mai più nuotato in vita mia. Eppure non mi sono mai arreso e non ho mai mollato. Ho combattuto e mi sono rimesso in piedi. E oggi, qui a Pechino, dall'alto del podio olimpico, posso dire di avercela fatta».

Nei giorni in cui l'allenatore del Bologna, Sinisa Mihajlovic, ha raccontato pubblicamente di avere la leucemia, le parole di cui sopra del sopravvissuto Maarten Van der Weijden possono essere fonte di ispirazione da cui trarre giovamento ed insegnamento. Dopo aver sconfitto il mostro, infatti, Van der Weijden non soltanto è tornato a gareggiare, ma si è spinto oltre: ha conquistato, tra lo stupore generale, la medaglia d'oro ai Giochi di Pechino nella 10km in acque libere. Esempio di come il male imprigionato dentro possa essere affrontato e scacciato via.

Ma in questi giorni di mondiali di nuoto, c'è più di un campione della vasca che, come Van der Weijden prima e Mihajlovic ora, sta combattendo la gara più difficile. Il Giappone, per esempio, è ancora sotto choc per la giovane fuoriclasse Rikako Ikee, che a febbraio rivelò di avere la leucemia. Fuoriclasse dei 100 delfino e 200 stile, dall'ospedale infonde speranza di recupero: «È un male da cui si può guarire... Tornerò più forte di prima». Brava, coraggiosa e tenace.

Un altro che ha scioccato il mondo del nuoto è Nathan Adrian, l'oro olimpico di Londra nei 100 stile libero. L'americano dagli occhi a mandorla ha scoperto da poche settimane di avere il cancro e ha vissuto così il suo dramma: «La vita, come i miei 100 metri stile libero, può diventare difficile e complicata...». Ma nel mirino di Adrian Tokyo 2020 resta: «Voglio assolutamente esserci».

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