la stanza di Mario CerviLa lentezza a volte è un pregio, la puntualità lo è sempre

Il 13 maggio si è celebrata la Giornata mondiale della Lentezza, con lo scopo di contrastare i ritmi sempre più frenetici e di riflettere sulle conseguenze di uno stile di vita sempre più veloce. A questa frenesia, che tanto sarebbe piaciuta ai Futuristi, fa da contraltare la lentezza esasperante di molti aspetti della vita quotidiana: corrispondenza recapitata quando non ha più senso riceverla, treni dei pendolari che viaggiano con ritardi da diligenze del Far West, processi celebrati quando gli imputati sono passati a miglior vita, esami medici fissati dopo l'aggravarsi dei sintomi che li avevano motivati, infrastrutture realizzate quando si rivelano inadeguate rispetto alle esigenze, nel frattempo mutate. A quando la Giornata della Puntualità?
Monfalcone (Gorizia)

Caro Luglio, auspico come lei una Giornata della Puntualità. Appartengo purtroppo alla bistrattata categoria dei puntuali, costretti sempre a tollerare i comodi di chi puntuale non è. E non è una questione di rango perché Montanelli era un maniaco della puntualità. Ovviamente la puntualità dovrebbe essere anzitutto imposta alle istituzioni pubbliche che del ritardo hanno fatto una bandiera. A questo punto devo aggiungere che la Giornata mondiale della lentezza non mi spiace. La considero un antidoto a certi ritmi frenetici della società contemporanea. Ma la considero anche un monito contro certo velocismo italiano. Siamo un popolo geniale, chi lo discute. Afferriamo al volo i problemi. Il guaio è che non li risolviamo o li risolviamo male. Credo si possa dire che in Italia non sono mai mancati i geni e non sono mai mancati i guai. Azzardo un giudizio generico che appunto per essere tale comporta innumerevoli eccezioni. Ebbene, noi discendenti di Dante, di Leonardo, di Galileo dovremmo far faville se messi a confronto con gli svizzeri. Dei quali, se ben ricordo, Orson Welles disse ironicamente che in tutto e per tutto avevano inventato l'orologio a cucù. Gli svizzeri sono riflessivi, prudenti, cauti, in definitiva lenti. L'italica destrezza li fa sfigurare. Ma un diplomatico mi raccontava, molto tempo fa, che in certi negoziati economici i tardi svizzeri avevano fatto un paiolo così agli svelti italiani. Perché alla trattativa erano arrivati preparati, dopo un lento e attento esame delle carte. Per carità, non auspico un'Italia che rinunci alle sue doti naturali. L'improvvisazione è una gran cosa. Basta non esagerare.

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