Starsailor, la vena «british» del rock

Sono i rocker della nuova generazione; quelli che hanno cominciato a piazzare singoli e album nelle hit parade dal 2001 in poi. Gli inglesi Starsailor (che prendono il nome dal titolo di un album di un cantautore di culto come Tim Buckley), tra brit pop e rock alternativo venato di melodismo, arrivano stasera ai Magazzini Generali per il loro unico conceto italiano della torunèe europea. Love Is Here li ha lanciati e oggi, senza innovazioni eclatanti ma con oltre tre milioni di album venduti, sono ancora on the road. Li hanno temprati questi anni di esperienza, le tournée con cui hanno aperto i concerti dei Rolling Stones (nel loro ultimo cd All the Plans è ospite Ron Wood, uno che non si concede tanto spesso) e dei Police, la voglia di dimostrare che il rock and roll è ancora giovane e fatto da giovani. «La nostra è quasi una missione impossibilie - ha detto il chitarrista e cantante James Walsh - perché è difficile dire qualcosa di nuovo dopo che sono passati decine di gruppi storici prima di noi. Bisogna cercare di essere originali a tutti i costi». Con questo imperativo nella testa e nel cuore, gli Starsailor hanno unito le pulsioni del brit pop a un pizzico di melodismo e poi, a furia di stare in America, si sono riempiti le orecchie di rock americano. Così, senza perdere le coordinate stilistiche, spaziano navigando tra il romanticismo e le ballate più soft (senza mai diventare dolciastre o melense) del nuovo cd al rock più deciso del precedente On the Outside. «Ogni disco ha una sua storia, frutto delle nostre esperienze e delle nostre emozioni, sempre diverse, sempre nuove - sottolinea Walsh - prima di entrare in sala di incisione non sappiamo in che direzione andrà la nostra musica poi, non appena imbracciamo gli strumenti, tutto si compone nota dopo nota». Gli Starsailor sono anche e soprattutto una band da palcoscenico (oltre a Walsh Barry Westhead alle tastiere Ben Byrne alla batteria, James «Stel» Stelfox al basso) e i fan milanesi li aspettano al varco. Un tuffo nei loro successi - il più noto da noi è Fout to the Floor - e una verifica del loro stato di forma, anche se in un club medio-piccolo come i Magazzini.