Stavolta tocca a Verdini: indagato per corruzione «Tutte falsità, non lascio»

Massimo Malpica

RomaDenis Verdini è indagato per corruzione dalla procura di Roma. I magistrati capitolini che scavano sul presunto «comitato d’affari» interessato a gestire appalti in Sardegna su energia eolica e costruzione di istituti penitenziari, hanno preso questa decisione all’indomani delle anticipazioni del Giornale sulle «attenzioni» riservate dagli inquirenti alla banca di Verdini, perquisita nei giorni scorsi. Il Credito cooperativo fiorentino che, per i pm romani, sarebbe stato una sorta di hub finanziario per riciclare denaro destinato ai progetti sardi sull’energia alternativa. Mentre sul fronte carceri (Sassari e Tempio Pausania) si ipotizzerebbero legami e cointeressenze con l’imprenditore Diego Anemone.
Verdini replica alle accuse, definendo «follia anomala e ingiusta» la fuga di notizie, e smentendo connessioni con Anemone, al centro dell’inchiesta sugli appalti del G8. «Mai visto in vita mia, non lo conosco», spiega il coordinatore Pdl. Intenzionato a non lasciare l’incarico: «Non ho questa abitudine, e neppure questa mentalità. E poi dimettersi dal lavoro è difficile. Le mie responsabilità politiche sono di lavoro». Gli fa eco il sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto, ipotizzando «un evidente, e sempre più violento, attacco da parte di una lobby di magistrati e giornalisti che hanno come unico scopo quello di indebolire il governo».
Di certo Verdini è il primo politico a finire sui giornali per l’inchiesta romana, ma potrebbe non essere l’ultimo a pagare - almeno mediaticamente - il presunto affaire eolico.
Le indagini punterebbero sui rapporti tra il faccendiere Flavio Carboni e il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci. Carboni si sarebbe lanciato sul business eolico, puntando agli altopiani sardi e approfittando degli automatismi di una vecchia legge regionale risalente all’amministrazione Soru. Cappellacci avrebbe però modificato l’iter delle autorizzazioni, riportando un maggior potere di scelta alla Regione sulle concessioni. Carboni, a quel punto, avrebbe cercato di avvicinare attraverso intermediari Verdini, che si sarebbe limitato a fare da tramite per mettere l’imprenditore in contatto con Cappellacci.
Nella mole di intercettazioni telefoniche già agli atti oltre all’indagato Verdini (lo sono anche Flavio Carboni, il costruttore Arcangelo Martino, Pinello Cossu, ex assessore provinciale Udc, Ignazio Farris, direttore dell’Arpa Sardegna, e il magistrato tributarista Pasquale Lombardi) sono finiti «ascoltati» molti politici. Tra questi il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, registrato al telefono con magistrati e personaggi legati al centro studi giuridici di Lombardi. Emergerebbero dalle carte anche i nomi di Claudio Scajola, ministro dimissionario, e del parlamentare del Pdl Ignazio Abrignani. E le toghe avrebbero «attenzionato», tra le operazioni bancarie dell’istituto di credito di Verdini passate al setaccio, persino la richiesta di un mutuo a un politico, per la concessione del quale sarebbe intervenuto il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, anche lui intercettato ripetutamente.
Il Credito Cooperativo Fiorentino era già finito all’attenione delle cronache per l’inchiesta del G8, che ha numerosi link con questa indagine romana affidata ai pm Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli. La banca venne visitata dagli ispettori di Bankitalia: il sospetto dei magistrati era che l’istituto di credito si fosse pericolosamente esposto per finanziare l’imprenditore toscano Riccardo Fusi, ex ad della Btp, anch’egli indagato nell’inchiesta sugli appalti del G8. E l’ispezione della banca centrale era stata ordinata per verificare che i conti fossero in ordine. Verdini avrebbe, peraltro, chiarito tutto in merito a questa vicenda con i magistrati fiorentini.

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