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Il piccolo “scoiattolo” che spiava l’Armata Rossa: così l’aereo Chipmunk ingannò Mosca

Per oltre trent’anni un addestratore della Raf sorvolò Berlino Est fotografando basi sovietiche e radar. Una missione segreta nascosta sotto gli occhi del Cremlino

Il piccolo “scoiattolo” che spiava l’Armata Rossa: così l’aereo Chipmunk ingannò Mosca

Quando si parla di Guerra Fredda, nell’immaginario collettivo si materializzano immediatamente sottomarini nucleari come l’Ottobre Rosso, bombardieri strategici che potevano lanciare armi “fine del mondo” progettate da qualche Dr. Stranamore e aerei spia che volavano a diecimila piedi da terra come gli U-2; nessuno immagina che il più piccolo e apparentemente innocuo velivolo da addestramento a elica della Royal Air Force, l’insospettabile de Havilland Canada DHC-1 soprannominato “Chipmunk” (scoiattolo, ndr), abbia rappresentato, per oltre trent’anni, una delle principali risorse per ottenere informazioni sensibili nella Berlino divisa dal crescente confronto tra Est e Ovest.

Un addestratore al centro della Guerra Fredda

Agile, semplice e affidabile, il Chipmunk era stato progettato per l’addestramento basico e per insegnare a volare ai giovani piloti britannici, non certo per missioni clandestine in una delle aree più sorvegliate del pianeta. Eppure, nella metà degli anni ’50, il piccolo scoiattolo della RAF trovò un impiego inaspettato quando, al termine della Seconda Guerra Mondiale, gli Alleati occuparono la Germania dividendo la capitale tedesca in quattro settori: sovietico, statunitense, francese e britannico.

Gli Alleati occidentali conservarono il diritto di raggiungere Berlino Ovest attraverso corridoi terrestri e aerei stabiliti dagli accordi quadripartiti. Gli stessi accordi prevedevano anche la presenza delle cosiddette “missioni di collegamento” tra i comandi occidentali e quelli sovietici, come il BRIXMIS britannico e il SOXMIS sovietico, formalmente incaricate di mantenere i rapporti tra le potenze occupanti. Inutile dire che queste missioni, con l’intensificarsi della Guerra Fredda, divennero abbastanza presto importanti strumenti di raccolta informazioni, dato che gli ufficiali di collegamento potevano avere accesso ai rispettivi settori osservando attività militari sovietiche, infrastrutture e spostamenti di truppe ai margini di quello che sarebbe presto diventato un confine invalicabile per milioni di persone. Con il peggiorare delle relazioni tra Est e Ovest, infatti, Berlino si trasformò ben presto nel punto più delicato della contrapposizione tra il blocco occidentale e quello comunista, tra le potenze della NATO e quelle del Patto di Varsavia. Ed è qui che entra in gioco il Chipmunk.

Gli accordi con i sovietici prevedevano l’utilizzo dello spazio aereo sopra Berlino, sia a Ovest sia a Est, a patto che non si trattasse di velivoli da combattimento, banditi dai cieli di “frizione” dopo il 1948. In ogni settore la potenza occupante aveva stabilito il proprio campo d’aviazione. Nel caso degli inglesi, si trattava della piccola base di Gatow. Proprio qui venne schierato il primo de Havilland Chipmunk della Royal Air Force destinato a diventare un insospettabile aereo spia.

Quello che a prima vista poteva sembrare un semplice aereo da addestramento biposto che si aggirava, secondo gli accordi del trattato, nei cieli grigi e tesi di Berlino, celava una delle operazioni di intelligence clandestina più singolari che gli occidentali sarebbero riusciti a compiere proprio sotto “gli occhi” dei comunisti: nome in codice Schooner, successivamente rinominata Operazione Nylon, e classificata ovviamente come “Top Secret”.

Un nemico da spiare

Negli anni ‘50 la Germania Est divenne una gigantesca piattaforma militare sovietica. Divisioni corazzate, basi aeree, sistemi radar, depositi logistici e postazioni missilistiche si moltiplicavano a poche decine di chilometri dai confini della NATO. Per gli occidentali era fondamentale capire cosa stesse preparando Mosca. Il problema era trovare un modo per osservare tutto questo senza provocare un incidente diplomatico, e la copertura dei voli di addestramento faceva proprio al caso della RAF, che iniziò a impiegare questi piccoli addestratori biposto a elica, inizialmente con una livrea color argento, successivamente sostituita da una grigio chiaro che ben si confondeva con le nuvole di Berlino.

Ogni missione appariva ufficialmente come un semplice volo addestrativo. Gli aerei decollavano da Gatow, nel settore britannico di Berlino Ovest, e seguivano rotte apparentemente innocue all’interno della Zona di Controllo. In realtà, a bordo non viaggiavano reclute da addestrare, ma piloti esperti e specialisti del BRIXMIS incaricati di fotografare installazioni sovietiche con fotocamere dotate di potenti obiettivi da 55 mm per le viste panoramiche e da 500 mm per i dettagli ravvicinati, che avevano il compito di catturare più informazioni possibili sulla disposizione delle forze russe.

La copertura era costruita con attenzione quasi maniacale. Per renderla credibile venivano effettuati autentici voli di addestramento da alternare alle “missioni operative”. I voli avvenivano soltanto in condizioni di visibilità favorevole e a quote inferiori ai 450 metri. Il Centro di Sicurezza Aerea di Berlino, controllato congiuntamente dalle quattro potenze, veniva informato preventivamente. I sovietici, naturalmente, avevano intuito il gioco.

Secondo diversi resoconti, il controllore sovietico del Centro di Sicurezza Aerea timbrava spesso le richieste di volo britanniche con la frase: “Sicurezza del volo non garantita”. Era un avvertimento neppure troppo velato, dal momento che, nel caso di uno “sconfinamento”, un missile o una raffica sparata dalla contraerea li avrebbe abbattuti in un istante. Le precauzioni adottate dagli equipaggi erano degne dell’operazione segreta che ufficiali e piloti, pur non appartenendo ai servizi segreti, stavano di fatto conducendo. Gli equipaggi, ad esempio, salivano a bordo dell’aereo sempre all’interno degli hangar ancora chiusi, lontano da occhi indiscreti. I motori venivano avviati con le porte serrate e i piloti indossavano maschere d’ossigeno per evitare di essere identificati dagli osservatori sovietici appostati intorno a Gatow.

Nella cabina anteriore sedeva normalmente un membro del BRIXMIS con una macchina fotografica, mentre il pilota della RAF occupava il posto posteriore. All’inizio si trattava di semplici apparecchiature portatili, ma col tempo la tecnologia migliorò sensibilmente. Tutti i voli operativi venivano approvati ai massimi livelli, si svolgevano due o tre volte alla settimana e puntavano regolarmente alle installazioni sovietiche situate all’interno della Zona di Controllo di Berlino.

Alla fine degli anni Sessanta uno dei Chipmunk ricevette una telecamera installata permanentemente e nuovi apparati radio ad hoc. Secondo uno dei piloti coinvolti nel programma, la qualità delle immagini era tale da consentire di leggere il nome del produttore all’interno di un carro armato se la torretta era aperta.

L’attività diventò ancora più importante quando i sovietici iniziarono a nascondere sistematicamente le proprie installazioni militari dietro nuove Zone a Restrizione Permanente. Per gli occidentali, i Chipmunk rappresentavano uno dei pochi strumenti capaci di osservare direttamente ciò che accadeva all’interno della Zona di Controllo di Berlino.

Tra gli obiettivi più sensibili vi era la base aerea di Werneuchen, situata ai margini della zona autorizzata ai voli alleati. Negli anni successivi la base avrebbe ospitato caccia intercettori, aerei da ricognizione e bombardieri strategici sovietici.

I Chipmunk si avvicinavano abbastanza da fotografare ogni velivolo presente sulla pista, ma gli equipaggi sapevano bene che bastava superare di poco il limite consentito per entrare nello spazio aereo sovietico vero e proprio. In quel caso, nessuno avrebbe impedito l’abbattimento. Dall’altra parte, un ufficiale del BRIXMIS raccontò di un volo di spionaggio su Werneuchen, un campo aereo che “non esisteva ufficialmente” ma ospitava caccia MiG-25 Foxbat e Yak-28 Brewer, ricordando in seguito la massima attenzione nel mantenimento della rotta, che non doveva “superare il centro della pista principale e quindi uscire dalla zona di controllo di Berlino”, se non volevano essere altrimenti “legalmente abbattuti”.

In almeno un’occasione un Chipmunk venne colpito dal fuoco di un soldato sovietico. Un’altra volta, secondo un aneddoto rimasto celebre, un obiettivo fotografico cadde accidentalmente dalla cabina aperta sopra un campo di parata sovietico, rendendo impossibile continuare a fingere la natura “innocua” di quei voli. E questo proprio mentre la Guerra Fredda entrava nella sua fase più pericolosa.

La costruzione del Muro di Berlino nel 1961 trasformò definitivamente la città in una frontiera armata. Nuove postazioni missilistiche, batterie antiaeree e infrastrutture militari comparvero dentro e intorno a Berlino Est. Secondo alcune testimonianze, i Chipmunk furono tra i primi velivoli occidentali a documentare dall’alto l’estensione delle chiusure di confine imposte dai sovietici nell’agosto di quell’anno.

Dalle foto all’intelligence elettronica

Con il passare del tempo, le missioni si evolsero ulteriormente. Nel 1981 almeno un Chipmunk venne modificato per missioni ELINT, dedicate alla raccolta di intelligence elettronica. La modifica, autorizzata direttamente dal Primo Ministro britannico, rimase segreta per decenni e venne rivelata pubblicamente solo nel 2024 dal giornalista aeronautico Ben Dunnell. Grazie a queste apparecchiature, il piccolo addestratore poteva raccogliere dati sui radar sovietici più moderni, inclusi quelli associati al sistema missilistico Strela-10.

Per tutta la Guerra Fredda, quei velivoli continuarono a operare quasi nell’anonimato. Nel loro momento di massimo impiego, gli inglesi non ebbero mai più di quattro Chipmunk assegnati a Gatow. Un numero minuscolo, soprattutto se confrontato con l’enorme macchina militare schierata dalle superpotenze in Europa. Eppure il loro contributo fu tutt’altro che marginale.

Quando il Muro di Berlino cadde nel novembre 1989, anche l’epoca dei Chipmunk spia stava per finire. Nel 1990 il programma BRIXMIS venne disattivato e con esso cessarono le missioni di raccolta informazioni sopra Berlino. La RAF Gatow chiuse definitivamente quattro anni più tardi. Così terminò la storia di uno degli aerei più insoliti della Guerra Fredda. Un semplice addestratore a elica che, sotto gli occhi di tutti, trascorse decenni a osservare l’Armata Rossa nel cuore della città più contesa del XX secolo.

Chi avrebbe mai pensato che il piccolo Scoiattolo Volante potesse svolgere, in uno dei periodi più delicati della storia, il ruolo di “aereo spia” inviato sotto gli occhi di tutti a raccogliere informazioni che contribuirono a mantenere la pace tra Est e Ovest nel pieno della Guerra Fredda.

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