Sui bonus ai manager ora anche Londra chiede regole più severe

PARADISI FISCALI Sollecitata un’intesa internazionale contro i Paesi che non collaborano

nostro inviato a Londra

Scendono in campo i leader di Francia, Germania e Gran Bretagna per chiedere al G20 di adottare «contromisure» nei confronti dei paradisi fiscali che rifiutano di conformarsi alle norme internazionali anti-evasione. Non solo. In una lettera aperta, indirizzata al presidente di turno dell’Ue, il premier svedese Fredrik Reinfeldt, i tre firmatari sollecitano con forza regole e «limiti certi» sui superbonus destinati ai manager delle grandi banche. «I nostri cittadini - scrivono Nicolas Sarkozy, Angela Merkel e Gordon Brown - sono sotto choc nel rivedere di nuovo in atto certe pratiche biasimevoli, nonostante sia stato usato il denaro dei contribuenti per sostenere il settore finanziario al momento culminante della crisi».
La doppia questione, paradisi fiscali e bonus per i banchieri, sarà al centro della discussione - stasera e domani - dei ministri finanziari e dei governatori del G20, riuniti a Londra per preparare il summit di Pittsburgh, il 24 settembre. «Bisognerà assicurarsi - si legge nella lettera - che siano decise sanzioni, a livello nazionale, nei confronti delle banche che non applicano regole e limiti nei confronti dei propri vertici». Ai bonus dovrà essere applicato un plafond, commisurato agli stipendi dei manager, ma anche ai risultati della banca in un certo arco di tempo. I dettagli di questa proposta sono ancora oggetto di negoziato. È noto che né la Gran Bretagna né gli Usa desiderano che vengano introdotti limiti troppo vincolanti alle remunerazioni dei banchieri. Ma per il summit di Pittsburgh si cerca una soluzione di compromesso. La base per la discussione, qui a Londra, può essere rappresentata dal pagamento dei bonus spalmato per cinque anni. I bonus verrebbero corrisposti in parte con azioni della banca, o con altri premi; e l'ammontare del bonus potrebbe essere ridotto se le performance delle banche dovessero peggiorare. I dettagli sono stati esaminati, ieri, in una riunione degli «sherpa» del G20, per l’Italia il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli. Oggi giungono nella capitale britannica il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e Mario Draghi, presidente del Financial stability board.
Quanto ai Paesi che non collaborano pienamente alla lotta ai paradisi fiscali, Sarkozy, Merkel e Brown sollecitano un’intesa internazionale su una lista completa di contromisure, da attuarsi entro l’inizio del marzo 2010. Nel vertice del 2 aprile scorso, sempre a Londra, il G20 si era impegnato a combattere i paradisi fiscali. Da quel momento, alcuni Paesi come la Svizzera e l’Austria hanno deciso di aprire varchi nel rigorosissimo segreto bancario, come nel caso dei 4.500 clienti americani della Ubs, i cui nomi sono stati consegnati al fisco Usa.
Nella lettera, i leader di Francia, Germania e Regno Unito esaminano anche la situazione dell’economia, che non è ancora - dicono - uscita pienamente dalla crisi. Dunque dovrà proseguire il sostegno all’economia con l’aiuto pubblico, anche se è necessario prepararsi insieme alla exit strategy.
Ai ministri finanziari riuniti a Londra, i tre leader chiedono anche di studiare regole per fare in modo che le crisi di alcune grandi istituzioni finanziarie possano essere affrontate senza il rischio di scuotere l’intero sistema.

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