Sulpm: «Informatica ferma alla preistoria»

Polemica sull’informatizzazione del corpo dei vigili urbani di Roma. A scatenarla il sindacato Ospol, che ha citato un episodio avvenuto mercoledì: «Un rom che guidava su via Molfetta un camper non si è fermato a un controllo, fermato da un’altra pattuglia non aveva patente né assicurazione. I vigili hanno chiesto alla sala radio di verificare la copertura assicurativa del veicolo, ma non è stato possibile perché il Comune non avrebbe pagato il canone annuale all’Ania. Il Servizio informatico della Polizia Municipale è fermo alla preistoria, quando siamo in strada le nostre sale radio non hanno i collegamenti essenziali per controllare se le auto sono rubate o per verificare la validità delle patenti». «Ci sono banche dati - aggiunge Stefano Giannini, dirigente Sulpm - come quella delle auto rubate del Ministero dell’Interno, che chiunque può controllare su internet. Naturalmente chiunque tranne i vigili urbani, infatti le password di accesso non vengono fornite a tutti e spesso proprio quelli che non hanno le password vengono messi nelle sale radio a non poter dare risposte alle pattuglie». Immediata la replica del delegato del sindaco per le politiche sulla sicurezza Giorgio Ciardi: «La polizia municipale ha a disposizione 21 password di accesso alla banca dati dell’Ania - ribatte - una per ogni gruppo e tutte attive, al fine di effettuare tutti i controlli ritenuti necessari alle sue attività. Inoltre, questa amministrazione sta trattando con l’Ania stessa per ottenere più password allo scopo di facilitare e velocizzare i controlli».

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