IL SUO SEGRETO/ Rimase uguale a se stesso, con gaffe e televendite

Mike Bongiorno si è mantenuto fedele a se stesso, incurante di ogni presunta necessità di dover cambiare il proprio modo di porgersi al pubblico a mano a mano che il tempo avanzava

IL SUO SEGRETO/ Rimase uguale a se stesso, con gaffe e televendite

Tra i tanti aspetti significativi della cifra artistica e caratteriale di Mike Bongiorno ce n'è uno che più di altri renderà il suo ricordo affettuosamente persistente: l'incredibile capacità di risultare impermeabile allo scorrere del tempo, la convinzione che «essere Mike Bongiorno» fosse il marchio di fabbrica necessario e sufficiente a fargli attraversare con assoluta impassibilità i mutamenti di costume, linguaggio e persino di approccio televisivo che si sono susseguiti nel corso dei lustri.

In due aspetti, soprattutto, Mike Bongiorno si è mantenuto fedele a se stesso, incurante di ogni presunta necessità di dover cambiare il proprio modo di porgersi al pubblico a mano a mano che il tempo avanzava: nel modo di condurre le televendite e in quello di gestire (e mantenere felicemente in vita) lo strumento linguistico della gaffe. Sono due campi apparentemente marginali rispetto alla storia della televisione che egli ha incarnato fin dagli inizi, ma spiegano molto della sua insossidabile, tetragona volontà di attraversarne tutti i cicli senza mai uscire dal seminato del proprio stile.

Con le televendite ha mantenuto un rapporto di costante e quasi sacrale rispetto, di gratitudine dichiarata verso sponsor vecchi e nuovi che gli affidavano con motivata fiducia gli spazi pubblicitari. Mike Bongiorno non ha mai avuto snobismi nei confronti della pubblicità, non ne ha mai preso le distanze come fanno tanti miracolati del video.

Cambiavano i tempi, i modi di pubblicizzare i prodotti, le tecniche di comunicazione pubblicitaria, ma Mike Bongiorno non ha mai modificato il proprio modo di vendere gli spazi commerciali: ha continuato a chiamare per nome «il signor Rovagnati», elencando con puntigliosa precisione i pregi della mercanzia esposta, rivolgendosi alle massaie con familiare e professionale dedizione.

Nel corso degli anni la comunicazione pubblicitaria ha cambiato spesso pelle, conquistando ad esempio il diritto all'ironia e a una certa spettacolarità espressiva, ma Bongiorno ha volutamente rinunciato a qualsiasi commistione di questo tipo (l'ironia l'ha successivamente riservata, proprio a fine carriera, ai duetti con Fiorello, quando non aveva la responsabilità singola e personale dello spot).

Nel campo delle gaffe ha voluto seguire la medesima sorte, perseverando per cinquant'anni nel fortunato equivoco di trasformare ogni dialogo con i suoi concorrenti o i suoi ospiti in una potenziale ma irresistibile «tragedia in due battute».

Non c'è mai stata considerazione prudenziale, o calcolo di convenienza, in grado di impedirgli di sotterrare ogni esigenza di bon ton, a partire dal famoso «lei mi è caduta sull'uccello signora Longari» fino all'autolesionistica risposta data a un concorrente del Rischiatutto che si complimentava per le sue doti di sub giudicandole eccezionali: «No no, non sono un sub eccezionale, sono un subnormale».

La propensione a vivere la gaffe come una seconda pelle non l'ha risparmiata nemmeno con le sue vallette, cui spesso si rivolgeva come se il femminismo non fosse mai esistito. A Miriana Trevisan, che mostrava una generosa scollatura nel corso di una televendita, disse testualmente: «La gente non deve sbirciare lì dentro, ma guardare i materassi della Eminflex».

Se lo poteva permettere solo lui, e avrebbe potuto distribuire biglietti da visita modellati sulla dicitura di certi marchi di fabbrica operanti da generazioni, facendo coincidere la sua data di nascita con quella della tivù italiana: «Mike Bongiorno, dal 1954».

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