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Teatro

Nocerino: “Non esistono teatri di serie A e di serie B”

Il più giovane sovrintendente d’Italia guida da un anno il Ponchielli di Cremona

Violoncellista Andrea Nocerino

A 35 anni Andrea Nocerino è il più giovane sovrintendente d’Italia. Da un anno guida il Teatro Ponchielli di Cremona e il Monteverdi Festival. È arrivato in una città che concentra un patrimonio musicale straordinario: 180 botteghe che ne fanno la capitale mondiale della liuteria, il Museo del Violino, il Conservatorio, il Ponchielli e il Monteverdi Festival. E poi l’Accademia Stauffer, una sorta di Harvard degli strumenti ad arco. Stradivari, Amati, Guarneri: qui alberga un tridente spettacolare, cui si aggiungono cremonesi di rango come Monteverdi, Cavalli e Ponchielli.

Nocerino, udinese, violoncellista e manager culturale, ci spiega che «l’età conta relativamente: il vero tema è il rapporto tra generazioni». A 35 anni si trova a fare da cerniera tra «la spinta all’innovazione e ai linguaggi emergenti» e «la funzione di mediazione propria della generazione di mezzo».

Un tema che porta alla formazione della classe dirigente culturale. All’estero si arriva ai vertici più rapidamente. Per Nocerino, dove le responsabilità sono più equilibrate tra generazioni vicine, «il confronto è più simmetrico e continuo». Il problema italiano è «la difficoltà nel formare una classe dirigente non legata a logiche contingenti, ma fondata su competenza, responsabilità e continuità istituzionale». E c’è una competenza che non si studia: «Esistono conoscenze che non si acquisiscono sui libri o in ambito accademico, soprattutto a teatro: si apprendono soltanto accanto a chi le possiede, come in una bottega».

Nel sistema cittadino, il Ponchielli deve avere una funzione precisa: «È l’espressione della solida storia culturale delle province italiane, per questo deve essere un presidio culturale per la città e per il territorio». Proprio nelle città più piccole «si sviluppa un primo, autentico avvicinamento ai grandi capolavori, senza soggezione ma con curiosità e partecipazione». «Non esistono teatri di serie A e di serie B: esistono funzioni diverse»

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