Agli Australian Open quest’anno c’è un’ondata di ex studenti alla conquista del tennis. Un fenomeno fino a poco tempo fa raro, ma che sta producendo giocatori di livello partendo da un presupposto: fino a quando sei al college non vedi un dollaro.
Lo ha raccontato Ben Shelton, il più famoso di tutti e per anni anche il più solitario nel circuito: “È un ambiente che ti tempra alle difficoltà. Lì si gioca a squadre, il coach non è solo per te, se non sei capace di fare gruppo non vai da nessuna parte. Non è affatto semplice, né divertente: ma quando ne esci sei pronto a tutto”.
Così nel tabellone di Melbourne all’inizio c’erano ben 25 uomini e 9 donne reduci da un’esperienza nelle scuole americane. Compreso Eliot Spizzirri, quello che a momenti faceva fuori Sinner: mentre Jannik arrancava in campo, lui saltellava tranquillo nonostante i 40 gradi di temperatura. “Vengo dal Texas – ha spiegato poi -, ho giocato anche in condizioni peggiori”.
Insomma, il sacrificio prima di tutto.
Anche se negli Stati Uniti la polemica sul non professionismo di questi ragazzi sta montando sempre di più: la NCAA, la lega dei college appunto, continua a sostenere che non debbano essere pagati; ma siccome molti scappano, si spinge per trovare una soluzione. Soldi, soldi e ancora soldi in pratica, che poi è il tema del tennis attuale. Ma gli AO di quest’anno dimostrano che per diventare ricchi c’è un’alternativa sempre valida: prima studiare.