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Sinner, n°1 e sindacalista. Tennisti pronti alla rivolta

Alla vigilia di Roma s'accende la protesta: big compatti, Jannik il volto. E ora c'è anche Djokovic. Rischio boicottaggio a Parigi

Sinner, n°1 e sindacalista. Tennisti pronti alla rivolta
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Il conto alla rovescia è già iniziato e porta dritto a sabato 9 maggio. Arrivato a Roma lunedì dopo il trionfo a Madrid, Jannik Sinner debutterà agli Internazionali d'Italia direttamente al secondo turno contro il vincente tra Sebastian Ofner e Alex Michelsen. Ma l'avvicinamento al torneo romano, tradizionalmente carico di attese e suggestioni, quest'anno si è trasformato in qualcosa di più complesso: una protesta dura e organizzata dei tennisti contro i tornei del Grande Slam. Un fronte compatto, guidato da circa venti tra i migliori giocatori del circuito tra cui lo stesso Sinner, Carlos Alcaraz, Aryna Sabalenka, Coco Gauff e soprattutto, questa volta, anche Djokovic che ha trovato il suo punto di sintesi in una lettera congiunta inviata agli organizzatori del Roland Garros e degli altri Major. Una presa di posizione che segna un salto di qualità nel rapporto tra atleti e istituzioni del tennis, e che ha ridefinito il ruolo pubblico di Sinner: non più soltanto leader tecnico, ma figura di riferimento, quasi sindacalista, per una generazione di giocatori.

Le basi del dissenso sono tanto economiche quanto strutturali. Il nodo centrale riguarda la distribuzione dei ricavi: nonostante l'aumento del montepremi del Roland Garros 2026 +9,5%, fino a 61,7 milioni di euro i tennisti denunciano una sproporzione evidente tra quanto generato dagli Slam (oltre 400 milioni di euro per evento) e quanto redistribuito. La quota attuale, inferiore al 15%, è ritenuta inaccettabile rispetto alla richiesta, avanzata in modo compatto, di arrivare almeno al 22%. Ma la protesta non si esaurisce nella dimensione dei premi. Il tema vero, più profondo, riguarda il welfare. Gli Slam, a differenza dei circuiti ATP e WTA, non contribuiscono a fondi pensione, non garantiscono un sistema sanitario strutturato, né offrono tutele adeguate su maternità e sostegno economico per i giocatori fuori dall'élite. In questo contesto si inseriscono le parole di Jasmine Paolini in conferenza a Roma: «Stiamo facendo questo affinché ci sia una predisposizione migliore verso i giocatori. Gli Slam stanno alzando il prize money? Non in percentuale a quanto stanno guadagnando. E non contribuendo a pensioni e maternità. Boicottaggio degli Slam? Se siamo tutti d'accordo e siamo uniti è una cosa che si potrebbe fare».

La stessa minaccia che è arrivata anche dalla Sabalenka, «ci possiamo organizzare facilmente» e Coco Gauff «sì, il boicottaggio è fattibile». Parole che spostano il discorso dal piano delle rivendicazioni a quello delle possibili azioni, con il rischio di arrivare a un Roland Garros segnato da assenze eccellenti.

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