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Terrorismo

Gli Houthi scatenati: rivendicano i raid e minacciano ancora

I miliziani filo-iraniani: “Evitate lo spazio aereo saudita”. Riad chiude le scuole, gli Usa alzano il livello di sicurezza per i cittadini

epa13296997 Vehicles drive past a digital billboard featuring Houthi leader Abdul-Malik al-Houthi with a phrase reading in Arabic 'Saudi Arabia must stop its aggression against our country and end its blockade of our people. This is a legitimate demand', on a street in Sana'a, Yemen, 11 October 2026. Yemen's Houthis have renewed warnings to airlines against using Saudi airports following a missile attack on Riyadh's King Khalid International Airport on 10 October 2026 that killed 12 people, including four Saudi nationals and eight foreign nationals, and forced the suspension of airport operations, according to Houthi military spokesman Yahya Sarea. EPA/YAHYA ARHAB

Nella serata di ieri è arrivata la rivendicazione, la firma che mancava all’escalation. Gli Houthi hanno affermato di aver sferrato, a partire da sabato, un attacco in quattro ondate contro l’aeroporto di Riad, la più grave delle quali, la mattina di sabato, è costata la vita a 12 persone e causato oltre 300 feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni.

Una novità che arriva nel giorno in cui una nuova esplosione è stata udita anche a Riad e una nuova incursione con «proiettile non identificato» ha colpito l’aeroporto, provocando un incendio al terminal 4. La coalizione a guida saudita in lotta contro i ribelli sciiti zayditi ha poi riferito di aver intercettato un missile da crociera vicino allo scalo. L’ambasciata statunitense in Arabia Saudita ha innalzato il livello di allerta per i cittadini americani presenti nel Paese e ha limitato l’accesso del proprio personale agli scali di Gedda e Dammam. Riad ha anche dovuto chiudere le scuole e passare alla didattica online.

La risposta saudita non si è fatta attendere. Raid aerei sauditi hanno colpito quartieri residenziali e mercati nella capitale yemenita, Sana’a, lasciando diverse persone morte e ferite. Anche ieri è proseguita l’escalation dei combattimenti in Yemen tra Riad e gli Houthi, sostenuti dall’Iran. I ribelli hanno riferito che l’aeroporto di Sana’a, da loro controllato, è stato nuovamente bombardato. Hanno attribuito la responsabilità ai sauditi, senza però fornire dettagli. La ripresa dei raid coincide con l’avanzata delle forze governative yemenite in una campagna militare volta a riconquistare i territori controllati dagli Houthi; questi ultimi hanno inoltre minacciato il traffico marittimo attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, un passaggio di importanza strategica. Donald Trump ha annunciato che parlerà con il principe ereditario Mohammed bin Salman e sulla possibilità che Washington si unisca agli attacchi sauditi contro gli Houthi ha affermato: «Potremmo farlo. Agiremo molto rapidamente».

La portata e la frequenza degli attacchi contro Riad negli ultimi giorni non hanno precedenti dal 2014, anno di inizio della guerra in Yemen tra gli Houthi e le forze governative yemenite (queste ultime sostenute militarmente dal 2015 da una coalizione guidata dall’Arabia Saudita). Gli Houthi sembrano intenzionati a colpire ancora e hanno rinnovato l’avvertimento a viaggiatori, dipendenti e compagnie aeree di evitare l’uso dello spazio aereo e degli aeroporti sauditi, «fatta eccezione» per quelli delle città sante della Mecca e di Medina.

I combattenti filo-iraniani avevano già rivendicato, mercoledì e giovedì, le incursioni contro lo scalo di Riad che avevano provocato sei morti. La coalizione militare guidata dal Regno ha attribuito loro l’attacco di sabato, denunciando «un crimine di guerra». I ripetuti lanci di droni e missili contro la capitale e le città meridionali del Paese mettono a dura prova la dinastia dei Saud. L’offensiva rischia di compromettere il traffico aereo, i viaggi d’affari e il turismo alla vigilia della stagione dei grandi eventi internazionali. A pesare è soprattutto l’incognita sulla Future Investment Initiative, la conferenza economica globale in programma a fine mese a Riad. «Se il nemico saudita non cesserà la sua «aggressione e le interferenze nello Yemen, il peggio deve ancora venire, se Dio vuole», ha affermato il ministero degli Esteri yemenita sulla tv Houthi Al Masirah.

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