Nella serata di ieri è arrivata la rivendicazione, la firma che mancava all’escalation. Gli Houthi hanno affermato di aver sferrato, a partire da sabato, un attacco in quattro ondate contro l’aeroporto di Riad, la più grave delle quali, la mattina di sabato, è costata la vita a 12 persone e causato oltre 300 feriti, alcuni dei quali in gravi condizioni.
Una novità che arriva nel giorno in cui una nuova esplosione è stata udita anche a Riad e una nuova incursione con «proiettile non identificato» ha colpito l’aeroporto, provocando un incendio al terminal 4. La coalizione a guida saudita in lotta contro i ribelli sciiti zayditi ha poi riferito di aver intercettato un missile da crociera vicino allo scalo. L’ambasciata statunitense in Arabia Saudita ha innalzato il livello di allerta per i cittadini americani presenti nel Paese e ha limitato l’accesso del proprio personale agli scali di Gedda e Dammam. Riad ha anche dovuto chiudere le scuole e passare alla didattica online.
La risposta saudita non si è fatta attendere. Raid aerei sauditi hanno colpito quartieri residenziali e mercati nella capitale yemenita, Sana’a, lasciando diverse persone morte e ferite. Anche ieri è proseguita l’escalation dei combattimenti in Yemen tra Riad e gli Houthi, sostenuti dall’Iran. I ribelli hanno riferito che l’aeroporto di Sana’a, da loro controllato, è stato nuovamente bombardato. Hanno attribuito la responsabilità ai sauditi, senza però fornire dettagli. La ripresa dei raid coincide con l’avanzata delle forze governative yemenite in una campagna militare volta a riconquistare i territori controllati dagli Houthi; questi ultimi hanno inoltre minacciato il traffico marittimo attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb, un passaggio di importanza strategica. Donald Trump ha annunciato che parlerà con il principe ereditario Mohammed bin Salman e sulla possibilità che Washington si unisca agli attacchi sauditi contro gli Houthi ha affermato: «Potremmo farlo. Agiremo molto rapidamente».
La portata e la frequenza degli attacchi contro Riad negli ultimi giorni non hanno precedenti dal 2014, anno di inizio della guerra in Yemen tra gli Houthi e le forze governative yemenite (queste ultime sostenute militarmente dal 2015 da una coalizione guidata dall’Arabia Saudita). Gli Houthi sembrano intenzionati a colpire ancora e hanno rinnovato l’avvertimento a viaggiatori, dipendenti e compagnie aeree di evitare l’uso dello spazio aereo e degli aeroporti sauditi, «fatta eccezione» per quelli delle città sante della Mecca e di Medina.
I combattenti filo-iraniani avevano già rivendicato, mercoledì e giovedì, le incursioni contro lo scalo di Riad che avevano provocato sei morti. La coalizione militare guidata dal Regno ha attribuito loro l’attacco di sabato, denunciando «un crimine di guerra». I ripetuti lanci di droni e missili contro la capitale e le città meridionali del Paese mettono a dura prova la dinastia dei Saud. L’offensiva rischia di compromettere il traffico aereo, i viaggi d’affari e il turismo alla vigilia della stagione dei grandi eventi internazionali. A pesare è soprattutto l’incognita sulla Future Investment Initiative, la conferenza economica globale in programma a fine mese a Riad. «Se il nemico saudita non cesserà la sua «aggressione e le interferenze nello Yemen, il peggio deve ancora venire, se Dio vuole», ha affermato il ministero degli Esteri yemenita sulla tv Houthi Al Masirah.
