Almeno nove persone sono morte e oltre trenta sono rimaste ferite negli scontri scoppiati a Karachi, nel sud del Pakistan, dove centinaia di manifestanti filo-iraniani hanno tentato di assaltare il consolato degli Stati Uniti.
Secondo fonti ospedaliere citate dalla Bbc, il bilancio è salito ad almeno nove vittime e 32 feriti. In precedenza il servizio di soccorso Edhi Foundation aveva parlato di almeno otto morti e una ventina di feriti, molti dei quali con ferite da arma da fuoco. “Abbiamo trasportato almeno otto cadaveri negli ospedali civili di Karachi, mentre altri 20 sono rimasti feriti”, ha dichiarato Muhammad Amin, portavoce dell’organizzazione.
Un giornalista dell’Afp sul posto ha riferito che una folla di giovani ha scavalcato il cancello principale del complesso consolare, infiltrandosi nel vialetto d’accesso e rompendo alcune finestre dell’edificio. La polizia ha risposto con il lancio di gas lacrimogeni, disperdendo i manifestanti. Video diffusi sui social mostrano giovani che sfondano le finestre del consolato, mentre altri tentano di appiccare un incendio. “Dobbiamo rimanere uniti. Nessun potere può fermarci”, si sente dire in uno dei filmati. Un altro manifestante afferma: “Stiamo dando fuoco al consolato americano a Karachi. Se Dio vuole, stiamo vendicando l’uccisione del nostro leader”.
Le proteste si sono estese anche ad altre città del Paese.
Migliaia di persone sono scese in piazza a Lahore, mentre manifestazioni sono in corso anche nella capitale Islamabad e nella città settentrionale di Skardu. È prevista nel pomeriggio un’ulteriore mobilitazione nei pressi dell’enclave diplomatica di Islamabad, che ospita l’ambasciata statunitense.