Progetti di sviluppo decennali del valore di migliaia di miliardi andati in fumo in poche settimane. È l’amaro bilancio con cui fa i conti Mohammed Bin Salman il principe ereditario saudita deciso, fino a poco tempo fa, ad abbandonare l’economia del petrolio e trasformare uno dei regni più conservatori del Medioriente nel nuovo paradiso di turismo, scienze e finanza. Invece da una settimana a questa parte si ritrova a correre con il suo codazzo di auto blindate da un bunker all’altro. Tutto colpa dei missili di quei ribelli Houthi che Bin Salman bombardò ininterrottamente dal 2015 al 2022 nella convinzione di potergli strappare lo Yemen e consegnarlo a un governo alleato. Invece a 11 anni da una guerra spietata che rase al suolo le città yemenite e fece decine di migliaia di morti, l’ex cacciatore si ritrova a far la preda. Prova ne è la chiusura, fino a sabato, dell’aeroporto di Riad colpito un altro missile dopo quello che sabato ha fatto 13 morti e centinaia di feriti.
Ma il peggio per Bin Salman deve ancora venire. E quel peggio rischia di costargli migliaia di miliardi in termini di investimenti perduti, spese inutili e mancati guadagni. L’economia del petrolio da cui Bin Salman voleva affrancarsi è la prima a mandare i conti in rosso. Dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz per mano iraniana e il blocco delle sue petroliere, il Principe ereditario pensava di cavarsela potenziando quell’oleodotto Est-Ovest che parte dalle coste del Golfo Persico, nella zona dei pozzi di Abqaiq, attraversa la penisola per 1.201 chilometri e sbocca vicino al porto di Yanbu sul Mar Rosso. Un piano perfetto per evadere il blocco iraniano se non fosse che i ribelli Houthi hanno conquistato - a fine agosto - le coste dello Stretto di Bab El Mandeeb minacciando le petroliere pronte a caricare greggio al terminal di Yanbu. Ora il blocco dell’aeroporto di Riad che fa il paio con quello dello scalo King Fahd a Dammam e delle piste di Khamis Mushait aggrava l’isolamento di una penisola araba illusasi di diventare il centro dei commerci mondiali.
In tutto ciò anche l’economia slegata dal petrolio rischia di andare a rotoli. Stando ai dati diffusi da Riad gli investimenti stranieri sono ben inferiori a quelli previsti per raggiungere gli obbiettivi del 2030. I primi a bloccarsi potrebbero essere i progetti per la costruzione della futuristica città di Neom e di una stazione sciistica nel deserto. Fiore all’occhiello della cosiddetta Saudi Vision 2030, lanciata da Bin Salman nel 2017, il progetto Neom prevede la costruzione, al costo di 500 miliardi, di una megalopoli estesa per 17 chilometri lungo le coste del Mar Rosso circondata da centri dati destinati a sviluppare l’intelligenza artificiale. Tutt’attorno dovevano trovar posto isole e montagne artificiali dove ospitare un turismo di super lusso. Nel frattempo, però, è naufragato il progetto di ospitare i Giochi Invernali Asiatici 2029 mentre sono in forse sia l’Expo 2030, sia i campionati mondiali di calcio 2034. E a breve termine rischia di saltare anche la Future Investment Initiative del prossimo 26 ottobre. Anche perché al momento nessuno intravvede un gran futuro.
