La terza vita di Kylie Minogue si apre con una video-orgia

La popstar a 42 anni presenta l'ultimo album "Aphrodite". E in una clip le immagini di una piramide di corpi in pose osé

Ibiza - Ma si è capito soltanto do­po, a notte fonda. Qualche ora prima, mentre il sole scen­deva sul mare davanti alla spiaggia dell’Amante Beach Club, Kylie Minogue era sem­plicemente una superstar del pop che presentava il nuovo cd Aphrodite e si era vestita (stranamente bene) con un peplo bianco, le spalle appe­na scoperte, quel sorriso che ti fulmina. «Ora la mia dance pop ha un’energia incredibi­le » trillava lei seduta quasi a strapiombo sull’acqua, rag­giante. Ma dopo, alle tre e mezza di notte, quando è sali­ta sul mini palco del Pacha, uno dei templi della dance eu­ropea, avvolta in un abitino chiaro che non lasciava nul­la, proprio nulla, all’immagi­nazione, si è trasformata nel­l’altra Kylie: la regina della sensualità. Quattro canzoni (il singolo All the lovers , Can’t get out of my head , Get outta my way , Love at first sight ) e dieci ballerini. Volume spa­ventoso. Aria condizionata glaciale. Un’atmosfera che imponeva il superlativo: ecci­tatissima. D’altronde Kylie Minogue, che ha 42 anni e ha venduto sessanta milioni di dischi, è una signora delle notti dance, meglio se imbe­vute di esagerazioni e confu­sioni.

Perciò, alle quattro di un mattino di luglio, al Pacha di Ibiza c’era davvero un affolla­mento ultrabbronzato, una parata di bicipiti, push up e sorrisoni ammassati sotto la popstar che pompava ritmo con la sua vocina seguendo la base musicale. Qualche gior­no fa, questa mini australia­na lanciata dalla tv (negli an­ni ‘80 era protagonista di una sitcom), si è trovata sul palco di Glastonbury, sostanzial­mente uno dei festival rock più famosi del mondo, roba che di solito raccoglie gli U2 o gli Oasis o i Coldplay. Ed è sta­ta bombardata di applausi. E va bene che lei dica: «Mi senti­vo in famiglia, c’erano gli Scis­sor Sisters e il nostro produt­tore comune Stuart Price». O che aggiunga: «È stata un’esperienza magica».

Ve­ro. Considerata per anni una cantante one shot, una di quelle che azzeccano un suc­cesso e poi rimangono nel limbo per decenni, nel 2005 Kylie Minogue è realmente entrata nel cuore del pubbli­co affrontando un tumore al seno in un modo che poche dive fino a quel momento si erano permesse: pubblica­mente. Ha parlato chiaro. Si è fatta fotografare emaciata e con i capelli radi. Ha ammes­so che dopo la chemiotera­pia avere i bambini sarà, in­somma, molto più difficile. In poche parole è diventata una sorta di modello, special­mente per donne e comunità gay. Ieri, sempre accrocchia­ta sulla sua sedia di vimini da­vanti al tramonto, ha detto che «ormai con Twitter, Face­book e il mio blog è facile tene­re i contatti con i fan».

Ma un mese fa, quando ha scelto i Wind Music Awards di Vero­na per l’anteprima mondiale del suo singolo, nei camerini dell’Arena di Verona agli ami­c­i ha spiegato meglio quali si­ano i contatti cui tiene di più: «Ancora oggi le donne mi scri­vono ringraziandomi perché anche loro adesso parlano in pubblico della loro malat­tia ». In poche parole, proprio mentre esce questo disco che ha almeno tre singoli spacca­tutto, lei è una delle poche di­ve bipartizan. Sexy e impe­gnata. Seminuda ma vestita di uno slancio sociale che è stata davvero la sua marcia in più. Oggi dedica maliziosamen­te il cd alla dea dell’amore e gira video con piramidi uma­ne in pose allusive come nel singolo All the lovers , che lei definisce «una dimostrazio­ne d’amore» ma che tanti hanno bollato come «un’or­gia ». Ma è anche un punto di riferimento, finanzia fonda­zioni di ricerca sul cancro e i giornali la inseguono per chiederle pareri. «Però mi piacerebbe fare la regista o tornare a recitare».

Insomma la terza vita di Kylie Minogue (stellina tv, stellina pop, infi­ne quasi guru) è quella che le piace di più. E anche l’altra notte, mentre accarezzava con la sua vocina acuta il pub­blico schiacciato sotto il pal­co, s’è capito che ora è persi­no più sensuale di prima. Cer­to, è pur sempre una che si ir­rigidisce se solo sente nomi­nare la concorrente Lady Ga­ga («È un grande talento, fa bene all’industria») e che viaggia con uno squadrone di assistenti che neppure la regina d’Inghilterra. Però, sotto tutto il suo scintillio po­sticcio, c’è uno slancio auten­tico e a gioco lungo la sinceri­tà, si sa, rende più del botuli­no.

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