Il tormentone Barcellona e i tormenti di Ronaldinho

di Marco Lombardo
Domanda: Inter-Barcellona è finita? Perché ancora ieri, a campionato di nuovo in campo, si discettava su giornali, radio e tv della partita di Champions e di Josè Mourinho. Che alla fine della settimana era oggetto di un sondaggio di quelli in cui bisogna schiacciare il tasto verde. Allora vediamo: a) è un venditore di fumo; b) è un manipolatore; c) deve smetterla.
Personalmente allora partecipo, ma inserirei anche la risposta d, ovvero «forse ha ragione», anche se so che di questi tempi vado un po’ controcorrente. Certo, la partita di Cagliari di ieri non ha aiutato la causa, l’Inter ha giocato così così ed è riuscita a portare a casa i tre punti ringraziando anche la parte più nascosta di tutti noi. Però, come aveva fatto capire proprio Josè, lo sforzo mentale compiuto mercoledì a San Siro poteva essere letale. E lo è stato, almeno nel primo tempo.
Insomma: sbobinando la settimana c’è da chiudere un discorso, quello della sfida al Barça, diventato materia per i denigratori dell’uomo di Setùbal. In pratica: l’Inter poteva e doveva giocare meglio? Risposta: se lo avesse fatto avrebbe pagato caro. Questo perché chi attacca i nerazzurri per la partita di mercoledì si dimentica che cos’è adesso il Barcellona. Si dimentica di una squadra che la scorsa stagione ha vinto tutto segnando nella Liga 105 gol in 38 partite e che quest’anno ha ricominciato mettendone nel tabellino 10 in 3 gare. E nell’ultima, quella di sabato, il tanto ammirato Atletico Madrid di El Kun Aguero se n’è tornato a casa con 5 pere nel cestino. Dunque: si può criticare l’Inter per quanto visto ieri a Cagliari, la squadra è ancora lontana da avere un gioco completo, complice anche il fatto che in questo periodo è impossibile allenarsi e lo si deve fare in partita. Ma riguardo alla Champions il giudizio dev’essere rimandato: se Mourinho perderà col Rubin Kazan ne riparleremo, ma riguardo al Barcellona solo un altro allenatore nella scorsa stagione era riuscito a non far segnare i blaugrana in Europa, cioè Guus Hiddink sulla panchina del Chelsea. Solo che lui (anche perché lo è) passa per essere un grande volpone.
Tornando al campionato c’è da ammirare la Sampdoria, alla pari di Juve e Buffon, e sorprendersi (ma non troppo) del ko del Genoa: l’Europa - come appunto si diceva - alla fine si paga. Da rivedere il Milan, nonostante la vittoria di ieri sul Bologna: il gol di Seedorf è stata un’invenzione del giocatore più criticato dai tifosi (ben vi sta...) e questo significa che anche Leonardo ha bisogno di tempo, perché non è solo Ronaldinho che non quadra negli ingranaggi rossoneri. Riguardo al Dentone tra l’altro è uscito un articolo sul giornale catalano Sport, molto vicino agli ambienti blaugrana, in cui si afferma che il brasiliano aveva deciso di smettere col calcio nell’ultimo periodo in Catalogna. Poi l’intervento del fratello e l’interessamento del Milan avrebbe cambiato tutto, ma il fatto che Dunga ora lo abbia messo da parte in vista dei Mondiali avrebbe dato un altro duro colpo psicologico al giocatore. Nessuna conferma ovviamente, se non che il lavoro di Leonardo non sarà facile.