Son di nuovo al verde ma non per questo mi butto giù. Eccolo Sergio Caputo, il cantautore che non si dimentica (chi può dire di non averlo mai fischiettato?) e che ci smuove sempre qualcosa. Posso darti solo amore quando me lo chiederai, viva viva Garibaldi.
Che dono, far sorridere e svagare. Domani sera Caputo sarà al teatro Lirico con il tour "Ne approfitto per fare un po' di musica" che da novembre sta portando in diverse città alternandolo a un secondo spettacolo il "Sergio Caputo Trio". "Mi emoziona l'idea di suonare e cantare al Lirico, per anni ho abitato alla Torre Velasca, un posto straordinario, e mi par di tornare a casa". Caputo ricorda: "Era il 1984, quasi tutta la mia discografia è nata a Milano, tranne Sabato Italiano, composto a Roma. Per anni ho fatto avanti e indietro". A porta Romana, fra gli altri, sono nati Italiani mambo e No smoking. Cosa porterà sul palco accompagnato da Alessandro Marzi (batteria), Fabiola Torresi (basso), Lorenzo De Luca (sax alto), Luca Iaboni (tromba), Paolo Vianello (piano) e Alberto Vianello (sax tenore)?
"Non è facile studiare la scaletta dei concerti - rivela - Si vuole accontentare tutto il pubblico che nel mio caso è assai trasversale, comprende chi ha la mia età, quella dei figli e, mi sto accorgendo con piacere, anche quella dei nipoti. Ci sono gli immancabili classici ma vanno inseriti anche i brani più recenti e questo comporta dover fare scelte dolorose". Ossia taglierà qualche canzone di successo? "Per forza. Ogni show si nutre di novità, non può apparire solo rivolto al passato. La scena poi richiede di alternare i pezzi nel rispetto delle tonalità, per non annoiare". Perchè piacciono le parole che sceglie? "Non ho mai vincolato i brani a periodi storici, parlo di emozioni e dei momenti della vita, tutti si possono identificare a 20, 30 o 60 anni. Ci sono le incertezze sul futuro, le paure dell'incognito, fortuna che il 95% di ciò che ci preoccupa non succede".
È vero che nel periodo milanese firmò un contratto capestro? "Mi chiesero 5 album in 5 anni, mi occupai di tutto, perfino delle foto. Lo rispettai ma capii che da lì in poi avrei seguito un altro ritmo, il mio". E poi crea di notte. "Sabato italiano è nato dopo una nottata di cui non ricordo nulla. Volevo restare a casa a scrivere ma gli amici mi portarono fuori. Mi risvegliai al mattino intontito, ai miei piedi i fogli degli appunti e l'immancabile registratore: lì dentro c'era tutto il testo. Non mi sono mai spiegato questo fatto ma i sogni aiutano a comporre. Paul Mc Carney diceva che in tutti i nostri sogni c'è musica, ma non ce lo ricordiamo". Già, la notte è una variabile che ci porta via, (da Sabato italiano, ndr) e Garibaldi innamorato? "Avevo un pezzo latino e non sapevo come farlo diventare italiano, così è apparso Garibaldi. La cosa bella è che due anni fa ero in concerto a Porto Rotondo e tutta la famiglia Garibaldi è venuta a sentirmi".
Dopo porta Romana si è trasferito in California e oggi? "Sono stato negli Usa 12 anni, ora vivo in Francia dove non tutti mi riconoscono e mi piace perchè sono schivo. Suono con un gruppo di artisti francesi in incognito".