Tornano i professionisti della firma anti Cavaliere

L’ennesimo appello di Repubblica contro la querela di Berlusconi tocca quota 90mila firme. Tutte virtuali. Il testo è promosso da tre giuristi: l'ex pci Rodotà, Cordero e zagrebelsky

Tornano i professionisti della firma anti Cavaliere

Qualcosa di nuovo, a ben vedere c’è. Il titolo: «L’Appello dei Tre Giuristi». Niente di drammatico, non si sentono digrignare i denti come ai vecchi tempi. «L’Appello dei Tre Giuristi» ricorda piuttosto certi generi di consumo anni Cinquanta, «L’acqua dei Tre Frati», il «Torrone delle Tre Marie». Si vede che a Largo Fochetti la cosa l’ha studiata l’ufficio marketing, scegliendo un brand decoroso e domestico, diciamo pure casereccio. Da ceto medio consapevole. E qui finiscono le novità: siamo un popolo spasmodicamente impegnato nel sociale, ma impegnato in modo sedentario, molto a parole e pochissimo nei fatti. Se dunque si presenta un’occasione facile facile - qualcosa da firmare, ad esempio - per manifestare concretamente l’impegno, si firma. Ancor più oggi che non ci si deve nemmeno scomodare per raggiungere il banchetto. Lo si fa dal tinello di casa, via Internet. Nome e cognome, cliccare su «invia» ed è fatta. La coscienza democratica è a posto e si può tornare a cuor leggero al prediletto Facebook. A Repubblica gongolano: sono già novantamila le firme apposte all’«Appello dei Tre Giuristi» - che sarebbero poi i notori Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky - in difesa della minacciata (minacciata da Berlusconi, e da chi altri, sennò?) libertà di stampa. Come a dire: abbiamo fatto il pieno. Ieri, poi, ci hanno aggiunto un carico da dodici, titolando che ha firmato anche Celentano. Il Molleggiato. Una delle coscienze critiche, par di capire, della nazione. Anche in quel titolo si sente la mano dell’ufficio marketing. Celentano «tira», devono essersi detti, è un buon testimonial. Come specchietto per le democratiche allodole vale mille Rosebindi, diecimila gnagnere alla Ignazio Marino e dunque sfruttiamolo.

Dove non sono state fatte concessioni alla frivolezza è nel testo dell’«Appello dei Tre Giuristi». Roba tostissima che tira in ballo perfino la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del 1948. Che tira in ballo i «regimi illiberali e antidemocratici del secolo scorso» (cosa non si fa per non nominare il comunismo! Si rinuncia perfino a quell’asso di bastoni che è il nazifascismo). Si arriva ad accusare il Cavaliere di voler isolare Largo Fochetti - dicesi Largo Fochetti - «dalla circolazione internazionale delle informazioni», minaccia che a mio sommesso parere deve aver allarmato in particolar modo Celentano. Si mazzòlano ben bene i «giuristi» che essendo disposti a dare «forma giuridica» alla causa per diffamazione promossa da Berlusconi, non solo non sono nemmeno degni di lustrare le scarpe a Cordero, Rodotà&Zagrebelsky, ma minano «la stessa serietà e credibilità del diritto» medesimo. Perché non si fa causa alla Repubblica e chi la fa lo fa solo per «ridurre al silenzio la stampa libera» (libera da chi?) e per «anestetizzare l’opinione pubblica». Dabbenaggini, ancorché dotte, ancorché di penna dei Tre Giuristi, che probabilmente e salvo Celentano i firmaioli nemmeno hanno letto. I firmaioli, e questo da sempre, firmano senza indugio quel che c’è da firmare e alé (quanti di coloro che sottoscrissero l’appello contro Calabresi dissero poi, molto poi, di non aver capito, di non aver interpretato bene, d’esser allora giovani e quindi bamba?). Quel che lì per lì a loro importa è partecipare al rito collettivo, una sorta di onanismo ideologico di gruppo, probabilmente liberatorio, chissà. In quanto a noi, tocca aspettare fino a domani per sapere se ha firmato anche Pupo. Stiamo sulle spine.

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