La tragedia di Heysel Platini: "Partita infinita"

"Nessuno potrà mai cancellare quel dramma: oggi la sicurezza è la mia priorità" ha detto il presidente dell'Uefa ed ex bianconero, Michel Platini. Il ricordo del cronista: Calcetto, la corsa al telefono e le banane di Edoardo Agnelli di Franco Ordine

La tragedia di Heysel 
Platini: "Partita infinita"

Torino - "Quella partita non era normale, non è durata 90 minuti. Quella partita non è mai finita": sono parole ancora cariche di sgomento e commozione quelle pronunciate da Michel Platini, oggi presidente dell’Uefa, ma che la tragica sera del 29 maggio 1985, vestiva la maglia della Juve quando 39 persone persero la vita allo stadio Heysel di Bruxelles prima della finale di Coppa dei Campioni contro ilLiverpool.

Il ricordo Oggi a Torino nella sede della Juventus si commemora il 25 anniversario di quella tragedia. "In quella lontana primavera del 1985 ero un calciatore, non ancora trentenne, gioioso e spensierato. Ero a Bruxelles per amore della bandiera bianconera e del calcio", dice Platini "Noi calciatori abbiamo vissuto quella serata al buio. I nostri pensieri e il nostro cuore sono con le vittime e con le loro famiglia. Oggi non sono più un calciatore giovane, sono il presidente della Uefa. La mia responsabilità è che tragedie come quella dell’Heysel non si verifichino più. La sicurezza negli stadi è la mia più alta priorita".

Commemorazione Il ricordo di quel tragico evento sarà tra pochi giorni in libreria con il volume "Heysel, le verità di una strage annunciata", scritto da Francesco Caremani con la prefazione d’eccezione di Walter Veltroni. Il libro, che sarà nelle librerie a partire dal mese di giugno, non vuole solamente essere una ricostruzione fedele di ciò che accadde in quella sera di maggio del 1985, ma è un modo per ricordare e per rendere giustizia a quelle 39 persone, e ai loro familiari, che quel giorno giunsero a Bruxelles con il solo intento di seguire la loro grande passione, il calcio. Uno sport, che come come documentano le cronache di ogni domenica, troppo spesso lega il suo nome ad episodi di violenza. "Quel giorno - recita uno stralcio della prefazione di Veltroni - lo stadio del gioco diventò lo stadio della morte, una morte trasmessa in diretta e in mondovisione".

Polemiche e rabbia Ricostruzione ma anche indagine sullo svolgimento dei fatti, sono questi i fili conduttori che hanno accompagnato Caremani nella stesura del volume. Il libro, che è un aggiornamento di un’altra opera scritta dallo stesso Caremani qualche anno fa, cerca di capire quali siano state al tempo le negligenze dell’Uefa e come sia stato possibile per gli hooligans inglesi, entrare a contatto con i tifosi juventini nell’ormai tristemente famoso "settore Z", del quale oggi, nel ristrutturato impianto "Re Baldovino", non c’è più traccia. Non solo, il suo compito è quello di riportare all’attenzione generale una tragedia che forse il calcio italiano ha dimenticato troppo in fretta.

Obiettivo sicurezza "Nella nostra nuova casa ci sarà un luogo per ricordare queste persone che saranno sempre nei nostri cuori". Sono le parole di Andrea Agnelli, neo-presidente della Juventus "Io avevo 9 anni. Benchè fossi tremendamente appassionato, vivevo l’evento come può viverlo un bambino.Vedevo negli occhi dei miei genitori una preoccupazione che non capivo. Vivevo sensazioni miste, tra l’evento e quella che è stata una grande tragedia. Poi ho acquisito la consapevolezza, abbiamo sempre fatto fatica a considerare nostra quella Coppa anche se i giocatori mi hanno sempre detto che fu partita vera", dice Agnelli ripensando al dramma che macchiò la finale di Coppa dei Campioni vinta 1-0.

"Una partita di calcio deve essere un evento di gioia all’interno di una sana competizione sportiva. Assicuro come prioritario - ha aggiunto il presidente bianconero - l’impegno della Juventus affinchè‚ non debbano più succedere tragedie simili. La costruzione di uno stadio sicuro è il primo passo"

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