Addio a queste pile e batterie: come cambia il mercato

Nuove regole in vista: ecco come cambieranno nell'Unione europea dal 2024

Addio a queste pile e batterie: come cambia il mercato

Pile e batterie non ricaricabili addio: un nuovo pacchetto con norme europee regolamenteranno il settore dell'elettronica in un mondo in piena transizione energetica. Tra queste, c'è la definitiva abolizione dei dispositivi non ricaribili e l'obbligo per tutti i costruttori di poter sostituire in modo semplice le batterie in fase di produzione che faranno parte del mercato per almeno 10 anni, come ad esempio quelle di pc e smartphone.

La rivoluzione dell'Ue

La rivoluzione, termine forse inflazionato, rende però bene l'idea di come cambierà il mercato dell'elettronica con milioni di dispositivi più facili da smaltire e con il minor impatto ambientale possibile. Il mercato dell'elettronica dovrà adattarsi ai tempi: è per questo motivo che anche i veicoli elettrici (moto e auto) avranno una nuova regolamentazione. In questo modo, l'Europa si potrà avvicinare al "Green Deal", ossia l'obiettivo generale di rendere l'Ue neutrale dal punto di vista climatico entro il 2050. È per questo che entro due anni, il 2024, le pile non ricaricabili dovranno essere dichiaramente etichettate con questa dicitura e entro cinque anni, il 2027, dovranno lasciare spazio a quelle ricaribili di buona qualità, resistenti a un numero minimo di cicli di ricarica.

Il nuovo regolamento

L'industria del settore è avvisata: "chi produce apparecchi a batterie può vedersi costretto a riprogettarli per renderle facilmente sostituibili e chi fabbrica pile deve convertire la propria produzione", affermano gli esperti a Repubblica. Come recita il nuovo regolamento europeo sulle batterie, la proposta riguarda ogni tipologia di batteria indipendentemente da forma, composizione chimica, dimensione e dal loro uso. Da qui, sono incluse anche le batterie industriali utilizzate per lo stoccaggio di energia. Le eccezioni saranno minime, forse la scamperanno soltanto quelle per le automobili elettriche. La direttiva Ue è stata approvata con 584 voti favorevoli, 67 contrari e 40 astensioni: nelle tappe di avvicinamento mancano soltanto i negoziati tra le istituzioni e sarà adottata definitivamente nel 2024.

Cosa chiedono i deputati

I deputati sono a favore di una revisione dell'attuale legislazione che tenga conto degli sviluppi tecnologici: chiedono requisiti più risoluti sulla sostenibilità, il rendimento e l'etichettatura, compresa l'introduzione di una nuova categoria di batterie per "mezzi di trasporto leggeri (Light Means of Transport - LMT)", come scooter elettrici e biciclette, e criteri che chiariscano l’impronta di carbonio. Entro il 2024, le batterie portatili degli apparecchi come gli smartphone, e le batterie per i Lmt, dovranno essere progettate in modo che i consumatori e gli operatori indipendenti possano rimuoverle facilmente e in sicurezza come abbiamo scritto prima. Inoltre, l'industria dovrrà garantire che la catena produttiva delle batterie rispetti pienamente i diritti umani e gli obblighi di diligenza, affrontando così i rischi relativi all'approvvigionamento, alla lavorazione e al commercio delle materie prime, che spesso sono concentrati in uno o pochi paesi.

Il "mondo" delle batterie

Nel testo europeo vengono anche fissati i livelli minimi per la quantità di cobalto, piombo, litio e nichel che dovrebbe essere recuperata dai rifiuti e riutilizzata per nuove batterie, e degli obiettivi di raccolta più rigorosi per le batterie portatili. Secondo un report curato dal World Economic Forum, la domanda mondiale di batterie aumenterà del 1400% entro il 2030 ed è per questo motivo che è necessarioa la creazione di una catena sostenibile e circolare. Dal 2030, ad esempio, le batterie dovranno essere prodotte con una percentuale minima di elementi riciclati per aumentare costantemente fino al 2035. Come ricorda Repubblica, soltanto in Europa vengono consumate ogni anno 1,9 milioni di tonnellate di batterie: quelle che vengono riciclate maggiormente sono quelle al piombo (fino al 99%), tutte le altre tipologie scendo al 48%.

Gli ioni al litio, tanto decantati all'inizio della loro immissione sul mercato, sono molto costosi da riciclare che l'industria li sta progessivamente abbandonando rispetto a quanto accade con cobalto, nichel e rame.

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