Nel Chianti c'è il futuro: cosa si produrrà

Sarà presto operativo il più grande biodigestore d'Italia, in Toscana, per la produzione di biometano e compost: ecco come funziona e quale sarà la produzione di energia pulita

Dai rifiuti organici al biometano: cosa verrà prodotto nel Chianti

Sulle colline del Chianti, in Toscana, nel Comune di Montespertoli (provincia di Firenze) prenderà vita il più grande biodigestore d'Italia per produrre biometano e compost (fertilizzanti per il terreno) dai rifiuti organici che provengono dalle raccolte differenziate.

Come funziona

Per costruirlo sono stati impiegati due anni e 30 milioni di euro finanziati da Alia, il gestore dei rifiuti dell'area di Firenze: sarà operativo dal 2022 e consentirà di trasformare 25 milioni di tonnellate di compost e 11 milioni di metri cubi di biometano. Il potenziale energetico è enorme ed è pari a 100 milioni di kWh l'anno. Ma come funziona esattamente? Il biodigestore è anaerobico, significa che la "digestione" di quello che verrà trasformato si svolge dentro a reattori chiusi (i digestori). Senza l'ossigeno, ecco che la sostanza organica si trasforma in biogas. Un impianto simile esiste già in Lombardia ma questo di Montespertoli sarà ancora più innovativo e tecnologico raddoppiando la capacità di riciclare i rifiuti organici e biodegradabili per produrre una specie di carburante "pulito" ed essere venduto sul mercato.

L'importanza dei batteri

Non è così semplice, però, come può sembrare. Per far in modo che si formi il biogas, servono alcuni batteri specializzati in questo tipo di azione che trasformino la sostanza organica in composti intermedi come idrogeno, acido acetico e anidride carbonica. In un secondo momento, altri batteri che sono formati "da microrganismi metanigeni", porteranno a termine il lavoro producendo biogas. Come ultima fase, il biogas verrà depurato e purificato grazie al processo chiamato "upgrading" dalla quale si otterrà il biometano. La fermentazione avviene in un ambiente completamente sigillato in quelle che si chiamano biocelle.

Come abbiamo detto all'inizio, però, la maggior parte della trasformazione produrrà il compost, miscela di ingredienti che serve a migliorare e fertilizzare i terreni. Dopo la prima fase anaeobica comune a tutti, c'è il via della "fase di compostaggio a doppia maturazione (garantita sempre dai rifiuti umido-organico e verde e dal materiale "digestato" proveniente dalla fase di biodigestione) con insufflazione di aria per ottenere il processo ottimale e giungere alla produzione di compost con alto contenuto fertilizzante per il terreno", come si legge su Repubblica.

Chi è contrario e perché

Non è tutto oro quello che luccica: il problema del trasporto e il cattivo odore sono tra i problemi principali mossi da quanti sono contrari alla messa a punto dell'impianto sulle colline del Chianti. E poi, l'ipotetico sviluppo di batteri patogeni. Legambiente, però, spegne sul nascere queste polemiche. "Il biogas viene raffinato in biometano, eliminando l'anidride carbonica e altre impurità. Fra queste, ci sono ammoniaca e idrogeno solforato, che puzzano e sono dannosi per la salute. Ma le consolidate tecnologie dei nuovi impianti hanno risolto il problema delle emissioni inquinanti e degli odori", si legge in un nota a cura dell'associazione, che sottolinea come i biodigestori di ultima generazione presentano "un ambiente chiuso per il recepimento e lo stoccaggio del materiale, dotato di unità di captazione e trattamento aria".

Più complicato il fronte dei trasporti su strada dei camion mosso da Francesco Ferrante, vicepresidente Kyoto club e Coordinamento Free, che a Repubblica ha dichiato come il timore maggiore venga dal "numero di viaggi che questi dovranno fare e di conseguenza l'inquinamento che provocheranno". Spenti sul nascere, invece, i dubbi sui batteri patogeni perché il processo di digestione anaerobica consente di abbattere il contenuto "della maggior parte dei batteri nocivi per l'uomo", fa sapere Legambiente.

Montespertoli favorevole

Chi avrebbe più motivo di preoccuparsi, invece, accoglie in maniera molto favorevole il più grande biodigestore d'Italia. "La comunità di Montespertoli ha costruito nel tempo una consapevolezza forte sul tema dei rifiuti e dell'impiantistica e ha saputo sostenere il grande impegno di Alia nel realizzare questo nuovo biodigestore. Siamo orgogliosi che questo impianto nasca sul territorio e che porti anche benefici alla cittadinanza. È la testimonianza che interventi di questo tipo si possono fare senza snaturare un contesto rurale come quello di una delle capitali del vino toscano", afferma Alessio Mugnaini, sindaco di Montespertoli. Parere favorevole anche dall'assessore regionale all'Ambiente, Monia Monni, che afferma come nell'ottica dell'economia circolare, quella toscana è "una risposta ecologicamente sostenibile al problema della gestione dei rifiuti, senza trascurare il rispetto dell'ambiente ed i riflessi sull'economia del territorio attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro".

Attualmente, l'Italia è il secondo produttore di biometano in Europa e al quarto posto nel mondo grazie a duemila impianti di cui l'80% in ambito agricolo: niente male per la transizione ecologica di cui tutti, ormai, facciamo parte.

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