Alla Triennale "l'abbraccio" fra Le Fablier e Gaetano Pesce

Dal 14 al 19 aprile - dalle 10.30 alle 22.00<BR> Salone d'Onore - Triennale <BR> Viale Alemagna 6, Milano

Poco più di un anno fa, nel marzo 2009, all'ufficio di Gaetano Pesce a New York, arrivava una e-mail quanto mai attraente e lungimirante, era di Michela Barona, amministratore unico di Le Fablier www.lefablier.com. In sintesi si trattava di una proposta di collaborazione tra la sua azienda, leader nel mondo del mobile classico e Gaetano Pesce, progettista conosciuto per il suo spirito innovatore. Per Michela Barona l'idea riguardava la realizzazione di una collezione di mobili lontana dall'accademismo rigido del minimalismo (ormai ai suoi epigoni) e che potesse idealmente ricordare il "calore delle carezze" e la "sensualità dell'abbraccio". A questa inconsueta, ma originalissima e stimolante proposta, Gaetano rispose, come è ovvio, con curiosità e interesse. Così fu l'inizio della collezione "L'Abbraccio", presentata nel Salone d'Onore della Triennale. Questa serie di mobili è composta da sei tipologie: un tavolo, una sedia, una consolle, una credenza, una libreria ed un armadio. Questi "pezzi" sono realizzati con processi che, pur prodotti in serie, danno origine ad esemplari unici, con dei materiali che vanno dalle resine epossidiche, a quelle poliuretaniche, alle schiume rigide e al legno. I primi tre sono i protagonisti del linguaggio materico di Gaetano Pesce e il quarto è uno dei fautori principali del successo e della fama di Le Fablier. L'Abbraccio evoca l'incontro tra il classico e il contemporaneo e celebra il "mescolamento" caratteristico del nostro tempo, dove i fatti, gli eventi, i pensieri, i comportamenti, le azioni, non corrispondono più a segni di "coerenza", "monoliticità", "ripetizione", "rigidità", "linearità", "standardizzazione", "mascolinità".
Invece "pluridisciplinarietà", "sorpresa", "coesistenza", "elasticità", "aleatorietà'', "liquidità", "femminilità", ..., ne sono gli attuali segni. Infatti l'innovazione sottintende un radicale cambiamento di valori che siano all'altezza di rappresentare la complessità dei nostri giorni. A voi giudicare, ma a Le Fablier ed a Michela Barona va riconosciuto il merito di voler sperimentare, di promuovere il dialogo tra identità "raggiunta" e quella a venire, di esplorare, provare, scommettere in un futuro fatto di valori non ripetuti, aleatori e "unici" come sono gli esemplari di questa collezione che parla di incontri, di scoperte, di colore e di affetti. In un tempo temporalesco come l'attuale, Le Fablier esprime fiducia e ottimismo che, molto probabilmente, segnano nuove strade e aprono al Design dei nuovi orizzonti.
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