Trieste, capitale morale dell'esodo istriano e l'emigrazione in Usa

Trieste racchiude nella sua ampia parentesi storica rimasta fuori dalla storia, anche gli anni del GMA, il Governo Militare Alleato anglo americano. Tanti i colpi di fulmine a stelle e strisce, scoccati fra i giovani militari di stanza in città e le coetanee triestine, poi sfociati in matrimoni

Trieste, capitale morale dell'esodo istriano e l'emigrazione in Usa

Tante sono le immagini che Trieste ha proiettato di sé nel suo percorso attraverso i secoli: importante periferia dell’Impero austriaco, confine a ridosso della cortina di ferro nel secondo dopoguerra, ponte verso l’oriente nel terzo millennio.

Ma quanto realmente si conosce di questa città? Una città che - al di fuori del suo perimetro territoriale - frettolosamente si abbina alla bora, a San Giusto e Miramare, aggiungendo talora ai giorni nostri il concetto di cerniera est-ovest per la sua collocazione privilegiata nel cuore dell’Europa. Definizioni sicuramente appropriate, che non dovrebbero però limitarsi al ruolo di stereotipi. Perché Trieste è tanto altro ancora ed ha tanto altro da raccontare.

E' una città dalla storia eclettica, che abbina vestigia dell’antica Roma ad una pregevole architettura neoclassica - memoria dei fasti emporiali avviati nel diciottesimo secolo - e che nel contempo oggi ospita il mondo: dall’Area di Ricerca al Centro di Fisica Internazionale, dalle 36 rappresentanze diplomatiche del Corpo Consolare in città alle tante Associazioni di connazionali nativi di altre regioni ed attive nei vari ambiti cittadini, dalle tante confessioni religiose alla vitalità socio culturale di variegate etnie. Una città animata da gran fermento intellettuale, che nel contempo ha saputo inventare appuntamenti sportivi di rilievo internazionale, quali la regata universalmente conosciuta come Barcolana e la Bavisela, maratona europea; una città che si connota nel caffè e nei caffè, nella gastronomia mitteleuropea che sorprende il visitatore e lo conquista con il prosciutto cotto caldo e la spolveratina di kren; una città forse un po’ particolare, alla cui “scontrosa grazia” – come la descrisse Saba - però ci si affeziona.

Nelle metamorfosi cittadine conseguenti al tempo ed alle vicissitudini, esiste un’ampia galleria di figure che hanno saputo far conoscere ed apprezzare anche oltreoceano Trieste e la sua gente. Sono i protagonisti di quel capitolo pressoché unico dell’ultimo dopoguerra, che riguarda la diaspora giuliano dalmata nei paesi oltreoceano, un espatrio che si posiziona fuori dai tradizionali schemi dell'emigrazione italiana, prodotta dagli anni di contingenza economica del 900.

Capitale morale dell'esodo istriano dalmata, Trieste racchiude nella sua ampia parentesi storica rimasta fuori dalla storia, anche gli anni del GMA, il Governo Militare Alleato anglo americano, che dal 1947 al 1954 amministrò il Territorio Libero di Trieste. Si stavano varcando gli anni 50, la gente era felice di esser sopravvissuta al drammatico lustro trascorso, c’era voglia di allegria, c'erano sbocchi lavorativi. In giro per la città, migliaia di ragazzi con dollari in tasca desideravano riprender possesso della loro gioventù, a ritmo di boogie e di swing. Tanti i colpi di fulmine a stelle e strisce, scoccati fra i giovani militari di stanza in città e le coetanee triestine, poi sfociati in matrimoni. Al momento della partenza delle truppe alleate, per le giovani donne significò anche un oceano da attraversare, verso un futuro ignoto: sono vicissitudini raccontate nel video da alcune “triestine girls”, incontrate a Los Angeles assieme ad altri giuliani ed istriani, a loro volta protagonisti di una diversa esperienza migratoria.

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