Trieste celebra Anghelopoulos e il suo capolavoro "dimenticato"

Parte oggi la ventunesima edizione del Trieste Film Festival. Tra le novità l'ultimo film di Paskaljevic, il debutto della Ardant dietro la macchina da presa e il «Viaggio a Citera» dell'autore greco, girato nel 1984 ma mai distribuito in Italia

I festival restano l'ultima frontiera per la curiosità del cinefilo. Più dei programmi televisivi notturni di Enrico Ghezzi, più delle ricerce (sempre notturne) su eMule. I colossi americani (vedi «Avatar») e i cinepanettoni nostrani dettano legge sul mercato e spesso le cose più belle (perché più insolite o poetiche) nella sala cinematografica non riescono ad arrivare. Ecco perché consigliamo di frequentare i festival. Non quelli tutti «red carpet» come Roma e Venezia, dove il cinefilo più sincero deve comunque sottostare a ore di fila per conquistare (forse) il diritto ad assistere a qualche proiezione.
Noi consigliamo i festival medio-grandi. Quelli cioè dove il rapporto pubblico-film è ancora la cosa più importante per gli organizzatori. Per chi abbia la possibilità, ad esempio, di essere in questi giorni dalle parti del capoluogo giuliano consigliamo di assistere alle proiezioni del Trieste Film Festival. Più di 130 titoli saranno proposti da oggi fino al 28 gennaio nel corso della ventunesima edizione della vetrina triestina.
Con la direzione artistica di Annamaria Percavassi, il festival avrà ancora come linee portanti i concorsi (lungometraggi, cortometraggi, documentari) e vedrà arrivare nel capoluogo giuliano ospiti prestigiosi, come Theo Anghelopoulos e Fanny Ardant.
Del maestro del cinema greco si vedranno un film del 1984, mai distribuito in Italia, «Taxidi sta Kythira» (Viaggio a Citera), con Giulio Brogi, e l'opera più recente «I skoni tou chronou» (La polvere del tempo), in anteprima italiana dopo il passaggio all'ultimo festival di Berlino, con Willem Defoe, Bruno Ganz, Michel Piccoli, Irene Jacob, secondo episodio della trilogia dedicata alla Storia. Anghelopoulos sarà anche il protagonista, insieme a Claudio Magris, di una conversazione (il 26 gennaio) moderata da Predrag Matvejevic, a cui parteciperanno anche Omero Antonutti e Franco Giraldi.
Illuminerà con il suo fascino la chiusura del festival la musa del cinema francese, Fanny Ardant, che all'età di 60 anni esordisce alla regia con «Cendres et sang» (Ceneri e sangue), coproduzione franco-romena di cui ha scritto anche la sceneggiatura: storia di una donna (la popolare attrice israeliana Ronit Elkabetz) che cresce da sola i tre figli dopo l'assassinio del marito e in occasione di un matrimonio torna dopo 18 anni in Romania con loro, scatenando antichi odi fra clan rivali e una spirale di violenze e di vendette.
Evento di apertura di Alpe Adria Cinema sarà «Honeymooons» di Goran Paskaljevic, prima coproduzione cinematografica serbo-albanese, passata con successo all'ultima Mostra di Venezia.
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