Truffa del gas, i pm chiedono l'archiviazione per Scaroni: «Nessun reato»

Secondo i magistrati l'amministratore delegato di Eni, finito sotto inchiesta, «incaricò l'audit interno e di altre società del gruppo di collaborare per evidenziare le criticità connesse al gas naturale e alle perdite di rete»

«Gli elementi raccolti nelle indagini consentono di affermare che Paolo Scaroni non abbia dato alcun contributo causale alla commissione dei reati contestati e non sia stato neppure soggetto investito da particolari doveri di non impedire l'evento». È il passaggio chiave del documento con cui i pm milanesi Maria Letizia Mannella e Sandro Raimondi hanno chiesto al gip di archiviare la posizione di Paolo Scaroni, amministratore delegato dell'Eni che due anni fa era stato indagato per associazione per delinquere, truffa aggravata, ostacolo all'autorithy dell'Energia, violazione della legge sulle accise in relazione ai contatori del gas. La posizione dell'amministratore delegato del Cane a sei zampe era stata stralciata quando la procura ha chiesto il rivio a giudizio per altri indagati tra cui Stefano Cao e Domenico Dispenza, manager di Eni Spa, oltre che per le società Eni e Snam «con l'aggravante che sono società con titoli quotati». Nella richiesta di archiviazione, i magistrati milanesi scrivono che non sono stati riscontrati elementi utili per un processo. «Paolo Scaroni - sottolineano - sin dai primi giorni del proprio insediamento in Eni si rese conto delle problematiche inerenti alla distribuzione e commercializzazione del gas naturale. Facendosi carico di tali aspetti incaricò l'audit interno di Eni e di altre società del gruppo di collaborare insieme al personale di Nera Consulting proprio per evidenziare le criticità connesse al gas naturale e alle perdite di rete». A Scaroni, però, non vennero inviati i dati contenuti nei report settimanali e parziali elaborati da coloro che li avevano redatti. All'ad, ricostruiscono ora i magistrati, fu mandata una versione «per così dire edulcorata del report di Nera e degli audit interni». La circostanza è stata per di più confermata a verbale da Rita Marino, una manager addetta all'inchiesta interna, che ha spiegato come a Scaroni fosse arrivato solo il report finale. «Inspiegabilmente furono celati gli aspetti più critici e delicati». Non solo. Nell'interrogatorio sostenuto davanti ai pm, l'amministratore delegato - ricordano i magistrati - «ha evidenziato la propria buona fede sotto il profilo penalistico specificando le sue attività e indicando i soggetti che erano delegati con piena autonomia a trattare la materia del gas naturale. Scaroni ha spiegato come tale settore sia particolare per la natura del prodotto e come sia necessario affidarsi a dirigenti che siano esperti, con le necessarie abilità e competenze». L'autonomia dei manager delle società controllate «consente di poter isolare la posizione dell'aministratore delegato in una società che ipotizza strategie diversificate e molteplici in altri settori, di rilievo maggiore per la percentuale del fatturato rispetto a quella del gas naturale». La richiesta di archiviazione riguarda anche altri manager del gruppo e cioè, Vincenzo Cannizzo, responsabile misura per Snam Rete Gas, Salvatore Sardo, direttore del personale Eni, Massimo Mantivani, dell'ufficio legale, Marco Mangiagalli, direttore finanziario e Alberto Meomartini, presidente Snam Rete Gas. «Tutte queste persone furono indagate - scrivono gli inquirenti - sulla scorta delle mansioni rivestite all'interno delle società. Le indagini non hanno consentito di rilevare elementi utili ai fini della sostenibilità dell'accusa in giudizio».

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