La Ue: subito la riforma nel pubblico impiego

RomaPer l’Europa la parità tra uomini e donne del pubblico impiego non può attendere oltre. È necessario anticipare al 2012 l’entrata a regime della norma che sposta a 65 anni l’età del pensionamento delle dipendenti pubbliche. Il decreto del governo, approvato l’estate scorsa tra le proteste dei sindacati, aveva già elevato l’età del ritiro delle donne che lavorano per lo Stato e gli enti pubblici, che era a 60 anni, e ha previsto che si arrivi alla parità nel 2018. Ma a Bruxelles non basta e ora l’esecutivo Ue ci chiede di ottemperare più in fretta alla sentenza della Corte di giustizia che nel 2008 ha condannato l’Italia per discriminazione.
La notizia è arrivata da Pechino. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, in Cina per la missione di sistema del governo, ha riferito che lunedì incontrerà la commissaria Viviane Reding per trattare sulla richiesta europea. L’obiettivo è «concordare in modo condiviso», un percorso per risolvere il problema.
Parole che lasciano intravedere una soluzione di compromesso. Tra la richiesta della commissione - il 2012 - e la normativa in vigore, si potrebbe arrivare alla soluzione intermedia. Ad esempio al 2016, soluzione comparsa nei giorni scorsi nelle bozze della manovra. Data che però potrebbe non bastare all’Europa, tanto che ieri in ambienti sindacali si ipotizzava un anticipo intorno al 2014-2015.
Le indicazioni europee potrebbero essere recepite proprio con la manovra, magari con un maxiemendamento. Lo ha lasciato intendere il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, che nel governo è tra i più convinti sostenitori della parità previdenziale. «Il governo risponderà in maniera collegiale. Lo ha già fatto una volta, nel caso lo faremo ancora», ha fatto sapere il responsabile della Pubblica amministrazione. «È una perequazione a cui noi abbiamo già risposto otto mesi fa innalzando di un anno ogni due l’età di pensionamento di vecchiaia delle donne nella Pubblica amministrazione», ma era noto «che la nostra risposta non era stata considerata sufficiente».
Tesi non condivisa dai sindacati, che considerano il capitolo pensionate pubbliche chiuso da mesi. Il segretario confederale della Cisl Maurizio Petriccioli ha chiesto al governo di chiarire con la Ue come «questa vicenda sia stata risolta con l`innalzamento dell`età delle lavoratrici pubbliche, attraverso un meccanismo di gradualità». Domenico Proietti, segretario confederale Uil, ha parlato di una «boutade» mentre la Cgil ha praticamente chiesto al governo di non rispettare le indicazioni Ue.

Per la segretaria generale dell’Fp-Cgil Rossana Dettori è «paradossale» che tra le 150 procedure contro l’Italia «proprio quella sull’età di pensionamento delle donne desti tanta preoccupazione».
Difficile che passi questa linea. Quella dell’Ue - ha osservato Roberto Maroni, che è stato ministro del Lavoro - «non è solo una raccomandazione, è una vera e propria ingiunzione. Difficile non darvi corso».

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