La Procura, dopo le assoluzioni sul caso della Torre Milano, replica al sindaco Beppe Sala: "Non c'è alcuna volontà di interferire con l'autorità amministrativa. Le sentenze non si commentano, si rispettano e se non si condividono si impugnano" le parole del procuratore di Milano Marcello Viola. Nel mentre tutti invocano il ritorno della politica: "Le colpe di questo pantano hanno nomi e cognomi" afferma il capogruppo a Palazzo Marino di FdI Riccardo Truppo mettendo nel mirino la giunta comunale: "La procura nel 2024 aveva ipotizzato tavoli di mediazione e giustizia riparativa per tentare un approccio dialogico. Da parte del Comune aderire avrebbe voluto dire dare certezza al sistema di investimenti e immobiliare. Aver respinto quella disponibilità ha gettato tutti nel caos".
Dopo il sospiro di sollievo per le assoluzioni, la politica si interroga su ciò che si sarebbe potuto fare per non vivere di rimessa la situazione e fissare comunque delle linee per gli operatori senza farsi travolgere, anche emotivamente, dalle indagini: "Ma la Procura ha appesantito il clima" osserva la vicesindaca Anna Scavuzzo. Sicuramente ciò che resta a livello nazionale è l'assenza di un quadro normativo chiaro. Un tentativo era stato fatto col Salva Milano, che è poi naufragato in Senato dove è mancata compattezza politica: "Un'occasione sprecata perché c'è chi si è fatto intimidire" dice il coordinatore lombardo di Forza Italia Alessandro Sorte. "A qualcuno non sembrava vero di poter cavalcare un'inchiesta giudiziaria per poter chiedere discontinuità sul lavoro di Sala - commenta -. Noi siamo orgogliosi di non aver mai chiesto le dimissioni del sindaco". Per un altro azzurro, l'assessore regionale con delega all'Urbanistica Gianluca Comazzi, ora serve "un testo unico delle costruzioni che definisca regole semplici, certe e uguali per tutti. Solo con una legge nazionale chiara si possono garantire sicurezza giuridica e sviluppo ordinato dei territori". La Regione, intanto, una prima mossa l'ha fatta, convocando per il primo luglio un tavolo per la ripresa del settore. Il consigliere comunale di Forza Italia, Alessandro De Chirico, individua anche le responsabilità di Palazzo Marino: "Hanno dichiarato di voler mettere mano al Pgt, ma ad oggi di modifiche non c'è traccia. Il Comune ha aspettato tre anni senza muovere un dito. E se c'è stato qualche problema di interpretazione, è legato alle regole che hanno scritto loro".
"Quello che rimane - sottolinea il consigliere regionale di FdI Marco Bestetti - è la paralisi della città, una responsabilità politica che grava tutta sulla sinistra". Anche secondo il segretario provinciale della Lega Samuele Piscina era "doveroso" portare avanti il Salva Milano: "Così facendo non avremmo perso degli anni, ma il sindaco è rimasto ostaggio della sua stessa maggioranza". Al di là delle indagini, per il capogruppo del Carroccio Alessandro Verri "qualche inopportunità su alcune nomine c'è stata, penso alla commissione Paesaggio. Se fossimo stati noi al governo della città innanzitutto avremmo fatto rispettare le regole con trasparenza". Anche il consigliere regionale del Pd Pietro Bussolati evidenzia che "si sono bloccate norme come il Salva Milano per non danneggiare le inchieste in un clima di sospetto che ha paralizzato la città". Ma ora "serve la voglia di trovare norme chiare possibilmente dando autonomia di intervento a territori come la Città metropolitana dove si concentrano investimenti di centinaia di milioni di euro nei prossimi anni".
Per Antonio Civita, fondatore di Panino Giusto che sta girando la città dopo aver dato la sua disponibilità al centrodestra, sull'urbanistica "c'è troppa incertezza, con norme difficili da interpretare
e procedure poco chiare. Una città non può funzionare così - puntualizza -. Servono regole semplici, responsabilità definite e tempi certi. La magistratura ha fatto il suo lavoro, ora tocca alla politica fare il proprio".