Usa, almeno 27 condanne a morte viziate da errori: polemiche sulla pena di morte

Potrebbero essere decine, negli ultimi 30 anni, le condanne a morte viziate da errori scientifici. Non è ancora chiaro quanti innocenti siano stati giustiziati. Si riapre il dibattito sulla pena capitale

Usa, almeno 27 condanne a morte viziate da errori: polemiche sulla pena di morte

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, i due italiani giustiziati in America nel 1927 dopo essere stati condannati a morte ingiustamente (a cinquant'anni esatti dalla loro morte furono riabilitati), forse hanno molti "eredi". Negli ultimi anni, infatti, l’Fbi potrebbe aver commesso errori in 27 casi di condanne a morte. Lo rivela un’indagine federale compiuta su 21.700 casi, partita nel luglio 2011, in virtù di un accordo con l’Associazione degli avvocati penalisti e la organizzazione non governativa "Progetto Innocenza", dopo che il Washington Post aveva denunciato che le autorità sapevano da anni di alcuni errori ed "esagerazioni scientifiche" mai prese seriamente in considerazione.

Ma di che tipo di errori stiamo parlando? Si tratterebbe per lo più di conclusioni troppo affrettate basate su prove scientifiche, che avrebbero condizionato un numero indefinito di condanne. Non è chiaro, al momento, quanti di questi errori potrebbero portare all’annullamento delle sentenze. Di certo i risultati di questa indagine - che prosegue - riaprono il dibattito sulla pena di morte negli Stati Uniti. Secondo quanto scritto dal Washington Post gli agenti federali talvolta avrebbero ignorato il parere dei laboratori scientifici, secondo cui non sarebbe possibile una sicura identificazione del colpevole soltanto attraverso la prova dei capelli. E in altri casi l’Fbi avrebbe addirittura forzato i risultati scientifici sui capelli ritrovati sulla scena del crimine, per usarli come prova incontrovertibile della colpevolezza di una persona.

Il lavoro di verifica ha già portato a sospendere, il 7 maggio scorso, poche ore prima dell'esecuzione di Jerome Manning, condannato a morte in Mississippi per un duplice omicidio commesso nel 1992. L’iniziativa degli agenti federali, che per la revisione dei casi hanno utilizzato ventuno esperti di Dna sui capelli, ha spinto i laboratori degli Stati e delle contee a fare altrettanto. L’operazione potrebbe fornire risultati sorprendenti, visto e considerato che il 95% dei crimini commessi negli Stati Uniti sfugge alla competenza dell'Fbi e resta in mano a procure e polizie locali.

Un'attenta verifica è scattata anche in Texas, lo Stato che detiene il record di giustiziati dal 1982: tutti i casi in cui i test sui capelli hanno avuto un ruolo cruciale nella condanna di un imputato verranno esaminati. "Non abbiamo fatto questo per far da esempio ad altri - ha detto il consigliere legale dell'Fbi, Andrew Weissmann - ma quando siamo di fronte a un problema, bisogna affrontarlo e assicurarsi che non si ripeta. È una decisione che è stata presa dal vertice dell’edificio", ha aggiunto, alludendo al direttore
del Bureau, Robert S. Mueller III.

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