Usa, triplete di Santorum Batosta per Mitt Romney, ma lo sconfitto è Gingrich

Tre batoste per Romney in Minnesota, Missouri e Colorado. L'ex governatore del Massachusetts ostenta tranquillità: "Vincerò io la nomination". Il videoeditoriale di Giuseppe De Bellis: "Primarie al punto di partenza"

Usa, triplete di Santorum Batosta per Mitt Romney, ma lo sconfitto è Gingrich

Ha battuto tutti, anche i sondaggi. Rick Santorum vince in Colorado, Minnesota e Missouri e umilia Mitt Romney, riaprendo i giochi per la nomination repubblicana. Sono soprattutto i numeri a stupire: l'ex senatore della Pennsylvanya si è imposto con scarti vicini al 30%, conquistando il Minnesota e il Missouri. E ha vinto, anche se con uno scarto limitato, pure in Colorado.  Romney non riesce a fare breccia nell'America profonda del Midwest, quella più conservatrice. E lo stesso risultato potrebbe ripetersi a marzo, con il Super martedì, dove si vota in dieci stati, molti dei quali a Sud. Ma se Atene piange Sparta non ride. Il candidato conservatore più forte sino ad ora, New Gingrich, delude. Anzi, delude moltissimo. Ma vediamo come sono andate le cose stato per stato.

Nel Minnesota Santorum straccia tutti con il 45%, al secondo posto Ron Paul, con un ottimo 27%. Romney è solo terzo con il 16,9%, Gingrich prende il 10,7. Stessa storia in Missouri, dove Santorum fa ancora meglio trionfando con il 55%, secondo Romney con il 25%. Nel Colorado, dopo uno scrutinio incerto fino alla fine, Santorum vince sfondando quota 40%. Secondo Romney, con il 35% (Gingrich al 12,8% e Paul all'11,8%). Questa sconfitta brucia tantissimo a Romney, visto che quattro anni fa in Colorado aveva umiliato John McCain con il 60% dei voti. Sono passati appena quattro anni ma la differenza, in termini di numeri e di "percezione" da parte dell'elettorato, è enorme. Nel 2008, infatti, Romney si presentava come conservatore, contro il moderato - quasi liberal - McCain. Oggi il moderato è Romney. E i conservatori gli voltano le spalle.

Esulta Santorum

"Stasera, con me, ha vinto il vero popolo dei conservatori. E ora questo popolo non sconfiggerà solo Mitt Romney, ma si prepara a battere Barack Obama", ha detto Santorum parlando al suo quartier generale di St Charles, in Missouri. Pur avendo pochissimi soldi in cassa e una struttura organizzativa pressoché inesistente (se paragonata a quella di Romney), Santorum ha già incassato quattro vittorie: dopo quella, per un pugno di voti, dell'Iowa, arrivano i tre di oggi. Romney insegue con tre vittorie (New Hampshire, Florida e Nevada). Terzo, con solo una vittoria in South Carolina, Newt Gingrich.

Romney tira dritto

Uno si aspettava che dopo tre sconfitte facesse un po' di autocritica. Invece niente. Forse è una scelta che hanno  consigliato a Romney gli esperti del suo staff: non soffermarsi sulle debolezze, per evitare di essere stritolato dalle critiche. I risultati, però, son quelli che sono, ed è inutile fare finta di nulla. Lui continua dritto sulla propria strada, ostentando sicurezza e provando a convincere gli elettori, e forse anche se stesso: "Sono l'unico candidato - dice parlando a Denver - che non ha mai messo piede a Washington, e per questo può riformare la politica. Inoltre sono l'unico ad avere l'esperienza giusta per ricreare posti di lavoro". Nemmeno un cenno sulle ragioni del suo tonfo.  Romney subisce il colpo e, parlando da Denver, esordisce facendo i complimenti al vincitore per poi ribadire che sarà lui a vincere la nomination. Ma è davvero sicuro o finge di esserlo? Rich Beeson, suo consigliere politico, prova a spiegare le ragioni di tanta tranquillità: "I voti in Colorado e Minnesota non assegnano delegati e in Missouri si è trattato di una gara puramente simbolica le sfide che contano in febbraio si svolgono il 28 in Stati dove Romney è molto forte, Arizona e Michigan, dove sono in palio rispettivamente 29 e 30 delegati". Insomma, in questi tre stati più che altro si è giocato, quasi un sondaggio. Romney punta alla sostanza, a mettere in cascina il fieno (delegati) necesaario a incassare la nomination. Ecco perché è tranquillo. O finge di esserlo.

Occhi puntati sul Super Martedì

Tutti guardano già al 6 marzo, il Super Martedì. Si voterà in 10 stati, e sono in palio ben 476 delegati. L'ex speaker si giocherà il tutto per tutto, visto che sono in palio diversi stati del Sud. Scopriremo anche se e quanto Romney sarà in grado di recuperare su Santorum - e più in generale sui conservatori - rilanciandosi in questa sfida che rimane sempre più incerta. Il più contento di tutti, ovviamente, è Obama. Non può che rallegrarsi constatando le profonde divisioni in seno al partito repubblicano.

- Segui Orlando Sacchelli su Twitter

Commenti