Vaccini e monoclonali. Il miracolo della ricerca. Il futuro sarà col virus (ma non ci farà paura)

Le cure a tempo di record. L'immunità di gregge non è vicina, però la malattiama diventerà endemica. E presto potremo uscire dall'emergenza.

Dosi in ritardo, braccio di ferro commerciali, dubbi sull'efficacia delle fiale, corsa contro il tempo per fermare le varianti del virus. La campagna vaccinale, a un anno esatto dall'inizio della pandemia, è costellata di incognite, intoppi, rallentamenti. Ma c'è. E la vera notizia sta proprio qui. Mai nella storia della scienza il vaccino contro un virus è arrivato a solo un anno di distanza dal primo allarme sui contagi. Mai. Solitamente ci vogliono dai 5 ai dieci anni per trovare la formula giusta e il percorso - non raramente - è accompagnato da errori e aggiustamenti. Quindi siamo di fronte a qualcosa di eccezionale.

Tradotto in numeri: se non ci fossero stati i vaccini (seppur imperfetti) di oggi, il virus avrebbe potuto uccidere più di 150 milioni di persone, cioè 50 volte i decessi reali.

L'errore è stato nostro, nelle nostre aspettative. Ci siamo messi in testa che avere un vaccino significasse cancellare il Covid. Non è così. La comunità scientifica è ormai convinta che il virus nei prossimi anni non sarà più l'emergenza pandemica del 2020-21 ma una malattia endemica, con cui dovremo convivere. «Ci vaccineremo ogni anno, per un po' di tempo» è stato chiaro il farmacologo Silvio Garattini, fondatore dell'istituto Mario Negri.

Detto questo, le armi che abbiamo vanno usate al meglio anche se non sono quelle definitive. Quindi il piano Draghi che punta a dare un'accelerata alla campagna vaccinale è fondamentale per dare una protezione di massa il più alta possibile e per cercare di giocare d'anticipo sulle variabili della malattia, in continua e veloce evoluzione. L'obbiettivo, ancora lontano, è raggiungere l'immunità per l'80% della popolazione. Il risultato migliore sarebbe una combinazione di immunità acquisita, richiami regolari di vaccini modificati e un misto di terapie per garantire che il Covid sia raramente una minaccia per la vita. In attesa di vaccini più evoluti e più intelligenti delle varianti, è già un ottimo traguardo avere la varietà di quelli attuali.

La campagna di massa dovrebbe partire ad aprile. Quanto e cosa avremo a disposizione? Astrazeneca, il vaccino a vettore virale più dibattuto per mancanza di dati completi nello studio, verrà somministrato a chi ha meno di 65 anni e assicura un'efficacia all'82% dopo la seconda iniezione. Pfizer e Moderna, vaccini a Rna efficaci al 95%, sono destinati alla popolazione più fragile, dagli anziani ai malati cronici. Tuttavia potrebbero perdere di efficacia di fronte alle varianti del virus (in particolare quelle sudafricana e brasiliana), tanto che Moderna sta sperimentando la somministrazione di una terza dose di vaccino per contrastare le nuove declinazioni di Covid.

Il virus evolve ma le cure anche. Nei prossimi mesi sono previste varie new entry nella lotta al Covid. Entro la metà di marzo l'agenzia europea del farmaco Ema dovrebbe dare il via libera al vaccino di Johnson&Johnson, che presenta numerosi vantaggi: ne basta una dose sola, è estremamente facile da conservare e garantisce una copertura all'85% contro le forme gravi dell'infezione (a 66% contro le varianti). Molte le speranze riposte nel vaccino «di Stato», ReiThera, messo a punto allo Spallanzani di Roma e atteso per settembre: se i test di sicurezza e di efficacia andranno bene, le fasi 2 e 3 dovrebbero concludersi a giugno. In seguito è prevista la procedura di approvazione da parte delle Autorità di vigilanza sia europee sia italiane.

Come in guerra il miglior esercito ha bisogno di una buona fanteria, così anche i vaccini hanno bisogno di rinforzo. Fondamentali quindi saranno gli anticorpi monoclonali, attesi entro la fine dell'estate e in fase di sperimentazione clinica.

Da Siena, dove è in corso lo studio condotto dallo scienziato Rino Rappuoli, padre del vaccino anti meningite, arrivano notizie confortanti. Gli anticorpi monoclonali di seconda generazione riescono a neutralizzare la variante inglese e, con tutta probabilità, anche quella brasiliana. Di cosa si tratta? Di un'evoluzione della terapia del plasma che, per molti aspetti, è risultata impraticabile su larga scala. Già impiegati nella terapia oncologica, possono essere utilizzati sia per combattere il virus in seguito al contagio sia come forma di prevenzione. Rappresentano una stampella necessaria al ventaglio di vaccini durante la più vasta vaccinazione di massa mai avvenuta nella storia.

Qualche sorpresa potrebbe arrivare dalle cure antivirali. Ad esempio lo spray anti Covid a base di lipopeptidi: è stato messo a punto alla Columbia University americanae secondo uno studio pubblicato su Science riesce a bloccare la trasmissione di Covid nei furetti.

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