È morto oggi il cardinale che più di ogni altro si è battuto per la difesa dei valori cattolici sui temi eticamente sensibili. Camillo Ruini, a capo della Chiesa italiana per più di 15 anni, verrà ricordato come uno dei dominatori della scena politica e sociale italiani.
La carriera dentro la Chiesa
Ruini, nato a Sassuolo nel 1931, è stato ordinato sacerdote nel 1954 e fin da subito ha insegnato filosofia e teologia dogmatica anche se il padre avrebbe voluto che seguisse le sue orme e studiasse medicina. Nel 1983 diventa vescovo e, tre anni più tardi, Giovanni Paolo II lo nomina segretario generale della CEI (Conferenza Episcopale Italiana). Il 28 giugno 1991 viene creato cardinale di Sant’Agnese fuori le mura e il primo luglio diventa vicario della diocesi di Roma e arciprete della basilica papale di San Giovanni in Laterano fino al 2008 quando verrà sostituito dal cardinale Agostino Vallini per sopraggiunti limiti di età. Dal 7 marzo 1991 ha ricorperto la carica di presidente della Conferenza Episcopale Italiana fino al 2007 quando il cardinal Bagnasco prende il suo posto.
Le battaglie sui temi eticamente sensibili
Ruini, nei 16 anni in cui è stato presidente della Cei, ha svolto un ruolo molto importante nel dibattito pubblico del nostro Paese. Nel 2005, in occasione dei referendum abrogativi della legge 40 sulla fecondazione assistita e la ricerca scientifica sulle cellule staminali, invita i cattolici ad astenersi per impedire il raggiungimento del quorum in nome della difesa del “diritto alla vita” e grazie al suo appello il referendum fallisce. Nello stesso anno un gruppo di antagonisti di sinistra irrompono ad una cerimonia della Fondazione del deputato Ferdinando Adornato, dove Ruini stava ricevendo un premio, e contestano la sua posizione contraria verso i Pacs, gli antesignani delle unioni civili che non videro mai la luce.
Nel dicembre 2006 rifiuta il funerale religioso per l’attivista radicale Pier Giorgio Welby, malato di distrofia muscolare, che aveva chiesto la fine dell’accanimento terapeutico nei suoi confronti. “La sofferta decisione di non concederlo – dirà - nasce dal fatto che il defunto, fino alla fine, ha perseverato lucidamente e consapevolmente nella volontà di porre termine alla propria vita, un atteggiamento contrario alla legge di Dio”. In passato, riferendosi ai casi di Terry Schiavo ed Eluana Englaro, aveva sostenuto che nutrizione, idratazione, ventilazione non possono mai essere interrotti ai malati, neanche quando questi si trovano in stato vegetativo permanente. Nel gennaio 2008, parlando di aborto, spiega che “la Chiesa non può accettare una legge che lo autorizza, ma ‘non incita’ alla rivolta contro la 194, anzi vorrebbe che venisse applicata ‘integralmente’ valorizzando il capitolo della prevenzione e ‘aggiornandola’ al progresso della medicina”. Secondo Ruini, sui grandi temi di bioetica “è norma di saggezza non pretendere che tutto possa essere previsto e regolato per legge”. Il suo pensiero politico, sociale e religioso si comprende meglio attraverso una frase del marzo 2007, pronunciata poco dopo aver lasciato la guida della Cei:“Se noi cristiani ci rassegniamo a essere una subcultura, in un mondo che guarda dai tetti in giù, niente potrà salvarci. E’ vero che la contestazione contro la chiesa aumenta. Ma è preferibile essere contestati che essere irrilevanti”.
Ruini considerava la legge sulle unioni civili, approvata dal governo Renzi, come “una triste deviazione” e spiegava: “La sacralità della vita e il matrimonio sono alle fondamenta della nostra civiltà: non per nulla sono stati a lungo un patrimonio condiviso. Ha poco senso lamentarsi del decadimento morale dell’Italia e poi approvare leggi del genere”. In una delle sue ultime interviste, pur senza citare i casi di pedofilia o Vatileaks, prese una posizione netta: “I valori morali appartengono alla sostanza della nostra fede. Ogni volta che un uomo di Chiesa dà scandalo, si rende responsabile di una inaccettabile contro-testimonianza. La Chiesa però, nel suo complesso, si impegna, e molto, per affermarli. Ma la sua opera è spesso soverchiata da forze che spingono in senso contrario”.
La posizione di Ruini in materia di immigrazione
Sul tema dell’immigrazione, durante il pontificato di Papa Ratzinger, aveva chiarito:“L’accoglienza non può essere separata dall’attenzione alla legalità e alla sicurezza di tutti i cittadini. Se si separano accoglienza e legalità, si rovinano sia l’una che l’altra”. E ancora: “Non credo proprio che il grande lavoro che ha fatto e continua a fare la Chiesa per accogliere le persone che arrivano da altri Paesi possa essere giudicato in maniera negativa. Guai se non ci fosse! Anche i problemi della sicurezza diventerebbero molto più gravi”. Anni dopo, sotto Papa Francesco, Ruini respinge l’accusa che la Chiesa possa, paradossalmente, accrescere un sentimento di razzismo: “Mi rendo conto che il comportamento della Chiesa incontra critiche e opposizioni. Purtroppo si interpretano come pericoloso buonismo le esigenze della carità cristiana. Così diventa possibile perfino il paradosso che la Chiesa alimenti la xenofobia, alla quale invece la Chiesa è forse il maggior freno. Questo non esclude che uomini di Chiesa sottovalutino i gravami che un’immigrazione troppo massiccia e poco regolata impone alle fasce più umili della popolazione”. Per quanto riguarda il rapporto con i musulmani Ruini era convinto che si potesse testimoniare anche a loro la fede cristiana e metteva in chiaro:“C’è un dovere dell’accoglienza degli immigrati anche sotto il profilo propriamente religioso, nel pieno rispetto della libertà e della coscienza di ciascuno, ma anche con il coraggio e la fiducia del mandato ricevuto dal Signore”.
La Commissione d'inchiesta su Međugorje
Nel 2007 Ruini va a vivere in un piccolo appartamento all’interno del seminario minore della diocesi. Il 19 febbraio 2011, all'età di 80 anni, diviene cardinale non elettore. Negli ultimi anni della sua vita, oltre a ricoprire la carica di presidente del comitato scientifico della Fondazione Joseph Ratzinger, ha presieduto anche la Commissione internazionale di inchiesta su Međugorje per valutare la veridicità delle apparizioni della Madonna. Tale commissione, dopo essersi riunita per bene 17 volte e aver svolto le dovute indagini, ha dato parere positivo sulle prime 7 apparizioni, avvenute tra il 24 giugno e il 3 luglio 1981, mentre ha mostrato grosse perplessità sulle successive. Nel 2019 Ruini torna a far parlare di sé rilasciando un'intervista al Corriere della Sera in cui invita la Chiesa a dialogare con il leader della Lega: "Non condivido l’immagine tutta negativa di Salvini che viene proposta in alcuni ambienti. Penso che abbia notevoli prospettive davanti a sé; e che però abbia bisogno di maturare sotto vari aspetti. Il dialogo con lui mi sembra pertanto doveroso, anche se personalmente non lo conosco e quindi il mio discorso rimane un po’ astratto".
L'infarto e gli ultimi anni di vita
Il 7 luglio 2024 viene ricoverato d'urgenza in terapia intensiva al policlino Gemelli di Roma dopo essere stato colpito da un infarto. "Ho 93 anni, e sono un tipo realista: vuole che non pensi alla morte? Diciamo che quel pensiero si è fatto per me 'esistenzialmente rilevante'", aveva dichiarato Ruini in una recente intervista rilasciata al Corriere della Sera in cui ametteva anche di aver paura della morte per poi precisare:"Ma in me prevale un sentimento di fiducia nella misericordia di Dio. Insomma, è Lui che ci ha amati per primo, c'è da fidarsi. Più che paura, provo pentimento".
Nella primavera del 2025, dopo la morte di Papa Francesco, durante il pre-conclave che ha preceduto l'elezione di Papa Leone XIV, Ruini ha presentato al sacro collegio "quattro condizioni irrinunciabili per il buongoverno della Chiesa". Il cardinale, intervistato da La Stampa un mese dopo il Conclave, commenterà: "Sono personalmente molto contento dell’elezione di Robert Francis Prevost" nella personale convinzione che riuscirà a "ricucire gli strappi e a ripristinare l’unità della Chiesa rimettendo ordine al suo interno e riorientandola ai valori". Parlando di politica, invece, Ruini dirà: "In Italia noi abbiamo Giorgia Meloni che è davvero molto brava e che ha saputo circondarsi di collaboratori di riconosciuto valore come il sottosegretario a Palazzo Chigi Alfredo Mantovano, giurista cattolico di indubbio spessore che ha dimostrato capacità e senso di responsabilità anche alla guida della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre. Figura di garanzia".
Ruini, il 24 gennaio scorso, in un'intervista rilasciata a Nico Spuntoni (una delle ultime prima della sua dipartita) annunciò il suo voto favorevole alla riforma della giustizia del ministro Nordio spiegando: "Voterò sì,
con profonda convinzione. La giustizia italiana è in crisi da molto tempo e ha grande bisogno di riforme. La separazione delle carriere è un primo passo nella giusta direzione, anche se non risolve certo tutti i problemi".