Dici Camillo Ruini e pensi all'ultima vittoria dei cattolici nella scena pubblica italiana con l'invito all'astensione nel referendum del 2005 sulla procreazione assistita. Fra meno di un mese il cardinale di Sassuolo compirà 95 anni ma rimane un attento osservatore delle vicende della Chiesa e dell'Italia. Non fanno eccezione le prime mosse di Leone XIV, la politica italiana e la campagna referendaria sulla riforma della giustizia. Nella scelta tra "sì" e "no", l'ex presidente della Cei ha come sempre le idee chiare e non si fa problemi a manifestarle in questa intervista a Il Giornale.
Il dibattito politico è dominato dalla vigilia del referendum sulla riforma della giustizia. Lei che di referendum se ne intende, come voterà?
"Voterò sì, con profonda convinzione. La giustizia italiana è in crisi da molto tempo e ha grande bisogno di riforme. La separazione delle carriere è un primo passo nella giusta direzione, anche se non risolve certo tutti i problemi".
San Giovanni Paolo II lodava l'"eccezione italiana", proponendo l'Italia come Paese modello in grado di mantenere la cultura cattolica di fronte all'avanzata della secolarizzazione. La presidente Giorgia Meloni ha citato pubblicamente "l'eccezione italiana": crede che il suo governo in questi anni sia riuscito a preservarla?
"Giorgia Meloni ha mostrato coraggio e lungimiranza facendo riferimento alla "eccezione italiana", che stava tanto a cuore non solo a Giovanni Paolo II ma anche a Benedetto XVI. Purtroppo oggi non è possibile preservarla integralmente: troppo forti sono le spinte ad adeguare la nostra legislazione a quelle prevalenti in Europa sui temi dell'etica pubblica ai quali mi sono già riferito".
Eminenza, Leone XIV è il nono Papa della sua vita. A quale dei precedenti otto assomiglia di più l'inizio di questo pontificato?
"È difficile rispondere a questa domanda perché da un lato ogni pontificato ha una sua originalità, dall'altro la sostanza è a tutti comune. Vedrei forse una certa somiglianza con il pontificato di Giovanni Paolo II: entrambi i pontefici hanno dovuto fronteggiare tensioni e contrapposizioni che minacciavano l'unità della Chiesa".
Leone XIV ha riconvocato il Concistoro straordinario dopo tanti anni. Lei quali questioni consiglierebbe al Papa di affrontare con urgenza nel governo della Chiesa?
"La questione più urgente e più importante mi sembra quella dell'evangelizzazione: nel nostro mondo sono in pericolo i fondamenti stessi della fede, a cominciare dall'esistenza di Dio e dalla divinità di Gesù Cristo, nostro unico Salvatore".
Quest'anno ricorrono i 40 anni dalla sua nomina a segretario generale della Cei, l'inizio di quella che qualcuno chiama la "stagione ruiniana". Non le sembra che oggi l'episcopato italiano abbia un po' perso il suo ruolo di guida del popolo cristiano rispetto ad allora? Serve un ritorno allo spirito del Convegno Ecclesiale di Loreto di cui lei fu protagonista nel 1985?
"È un ruolo difficile, oggi più di allora. Il Convegno di Loreto rimane certo attuale nel suo orientamento e significato profondo: la Chiesa italiana non può infatti abdicare a quel ruolo guida che a Loreto è stato così efficacemente affermato da Giovanni Paolo II".
Leone XIV vuole una Chiesa in Italia che "interviene profeticamente nel dibattito pubblico". Cosa dovrebbe fare l'episcopato italiano per recuperare quella centralità nel dibattito pubblico che sembra affievolita?
"A mio parere dobbiamo soprattutto prendere chiaramente posizione sulle grandi
questioni dell'etica pubblica, ad esempio sull'eutanasia. Andremo incontro a molte contestazioni ma rimango convinto di una scelta di fondo, meglio contestati che irrilevanti, come dissi quando ero presidente della CEI".