È il santo del momento: Carlo Acutis, morto ad appena 15 anni dopo una vita dedicata a usare il web per parlare di fede, di eucarestia e di devozione alla Madonna. È stato uno dei primi a capire le potenzialità di internet per evangelizzare mentre i suoi coetanei lo utilizzavano per scopi diversi.
Leone XIV lo ha canonizzato il 7 settembre dello scorso anno e oggi la sua storia commuove i credenti, incuriosisce i non credenti e genera dibattito nell’opinione pubblica. Gli oltre 4 milioni di spettatori per la fiction Mediaset Il mio nome è Carlo confermano il grande interesse suscitato da questa figura.
Ma pochi sanno che se oggi il cattolicesimo può contare su questo primo santo millennial con le sneaker ai piedi lo deve all’uomo di Chiesa più bistrattato della storia recente: il cardinale Angelo Becciu. Quando venne nominato prefetto dell’allora Congregazione delle Cause dei Santi, Francesco aveva autorizzato la promulgazione del decreto sulle virtù eroiche di Acutis, rendendolo venerabile. A Becciu spettò il compito più delicato della causa: la valutazione del caso miracoloso presentato per la beatificazione. Il caso riguardava la guarigione di un bambino brasiliano affetto da stenosi duodenale da pancreas anulare incompleto. Il giovane sarebbe guarito dopo aver toccato una reliquia di Acutis il 12 ottobre 2013. Fu il cardinale sardo a riconoscere come valida l’inchiesta diocesana istruita in Brasile con un decreto del 15 marzo 2019. L’iter andò avanti con la consulta medica che diede esito unanimemente favorevole, ritenendo la guarigione scientificamente inspiegabile. Circa un mese più tardi il congresso peculiare dei consultori teologi riconobbe che l’evento miracoloso era avvenuto per intercessione di Acutis. Una valutazione confermata il 4 febbraio 2020 dalla sessione ordinaria della congregazione presieduta da Becciu. A quel punto, il 21 febbraio 2020, il cardinale si recò in udienza da Bergoglio riferendo quanto accertato e ne uscì con in tasca l’autorizzazione papale a promulgare il decreto relativo al miracolo che aprì la strada alla beatificazione del giovane milanese.
Francesco, inoltre, stabilì che il rito della beatificazione si svolgesse il 20 giugno 2020 ad Assisi e che fosse presieduto da Becciu come suo rappresentante. Dopo il rinvio per lo scoppio della pandemia, tutto era pronto per la cerimonia fissata il 10 ottobre ma proprio pochi giorni prima, il 24 settembre, Bergoglio decise di rimuovere Becciu dal ruolo di prefetto prima ancora che fosse indagato. Ne seguì la mostrificazione mediatica del cardinale, assurto a simbolo di una Chiesa corrotta e maneggiona.
Oltre all’incarico di Curia e alla reputazione, al prelato venne tolta la soddisfazione di celebrare una beatificazione che aveva voluto fortemente. Chi lo conosce sostiene che questo sia addirittura uno dei dolori più grandi della sua vita di prete.
Paradossalmente, senza questo cardinale a cui è stata attribuita ogni tipo di porcheria - e che nel frattempo è stato parzialmente riabilitato da una sentenza del tribunale vaticano che ha stabilito la nullità relativa della sua condanna non avremmo il santo più popolare di quest’epoca. Le code ad Assisi per vedere la tomba, le richieste di miracoli, le statue che spuntano in ogni parrocchia del mondo: se oggi i giovani parlano di nuovo di santità lo si deve alla figura di Carlo Acutis. E se Carlo Acutis è stato innalzato agli altari lo si deve anche a Becciu, il cardinale scaraventato nella polvere.
