Doveva essere una domenica come tante. E invece l’annuncio inaspettato all’Angelus ha turbato il Vaticano. Un anno e mezzo dopo l’agonia di Francesco, con l’elezione di un settantenne in piena forma fisica, nessuno si aspettava di dover riprendere così presto la familiarità con il linguaggio medico. La serenità del volto di Leone e le sue parole tranquillizzanti sulla «fase molto iniziale» del nodulo al polmone tengono lontani i pensieri più pessimistici. In ogni caso, all’interno delle sacre mura e negli appartamenti adiacenti si sgranano rosari pro Pontifice infirmo come nei primi mesi del 2025.
Con ogni probabilità tra domani o dopodomani si riaprirà il decimo piano del Gemelli per il ricovero del terzo Papa nella storia del policlinico, ma il trono non rimarrà vuoto. La Chiesa, infatti, non prevede la supplenza in caso di impedimento della massima autorità come invece fa la Costituzione italiana per il presidente della Repubblica. La «potestà ordinaria suprema, piena, immediata e universale» resterà saldamente nelle mani di Leone anche in ospedale dove potrà continuare a governare comunicando coi suoi collaboratori. L’organigramma rimane intatto ma è chiaro che in questi giorni di convalescenza, con udienze e decisioni rinviate, aumenteranno le responsabilità della Segreteria di Stato che è l’ufficio di principale collaborazione nel governo della Chiesa.
Inoltre, la notizia dell’operazione improvvisa ha caricato di significato il recentissimo avvicendamento nel ruolo di decano del sacro collegio. La rinuncia del cardinale 92enne Giovanni Battista Re era attesa da tempo per via degli acciacchi di salute legati all’età, ma nessuno si aspettava che al suo posto venisse scelto il 69enne Luis Antonio Tagle. Quest’ultimo aveva ereditato il titolo della chiesa suburbicaria di Albano proprio da Prevost che ne è amico. È vero che il decano viene eletto dai cardinali vescovi, ma è difficile credere che il Papa si limiti ad approvare e la sua preferenza appare decisiva. Approvando un decano under 80 e di stretta fiducia alla vigilia dell’intervento chirurgico, Leone potrebbe aver pensato anche allo scenario peggiore e dunque alla necessità di gestire e presiedere ordinatamente un conclave traumatico.
E sempre in tema di salute papale, la figura del decano è centrale anche per un precedente che risale a Paolo VI. Nel 1965, infatti, Montini indirizzò all’allora decano Eugène Tisserant una lettera in cui autorizzava a dichiarare la sede vacante «nel caso di infermità, che si presuma inguaribile, o di lunga durata». La questione è spigolosa a livello normativo perché il codice di diritto canonico accenna alla sede «totalmente impedita» ma non entra nei dettagli.
Sono discorsi che nei corridoi curiali si fanno a mezza bocca perché tutti si aspettano che questo pontificato sarà molto lungo. Gli agostiniani che lo conoscono da anni sono i più scossi dalla notizia di ieri perché Prevost ha sempre goduto di ottima salute. Al massimo, ci spiegano, qualche acciacco di poca gravità durante il suo periodo da missionario in Perù. L’annuncio di ieri, intanto, ha accresciuto l’apprezzamento per Leone in Vaticano. Ascoltare direttamente dal Papa all’Angelus ciò che gli è stato diagnosticato, senza misteri e senza mezze verità, rappresenta una bella prova di trasparenza che in passato non sempre c’era stata.
