«Tardi t’amai, bellezza infinita, tardi t’amai, bellezza così antica e così nuova». Le parole di Agostino risuonano in canto nelle navate. Ondeggiano i ventagli nella basilica di san Pietro in Ciel d’Oro, in questa Pavia rovente che accoglie Papa Leone XIV nella sua visita alla diocesi e alle spoglie mortali di sant’Agostino, padre spirituale dell’ordine religioso in cui è vissuto il Santo Padre. Fuori, nella piazza e lungo le strade, la gente: migliaia di persone si affollano alle transenne, in tanti si affacciano dai balconi facendo sventolare le bandiere gialle e bianche del Vaticano. «Papa Leone, Papa Leone», lo salutano i cori di ragazzi.
«Basta con l’odio, il bullismo e la guerra tra Paesi» è il cuore del messaggio che Papa Prevost offre alla città e al mondo. Un nuovo stop a tutto ciò che sembra essersi impossessato del pianeta per distruggerlo, perché «la ragione umana domanda e progetta: non si chiude in logiche di profitto o di dominio, ma scopre nuovi modi per prendersi cura di sé e del mondo». Incisivo il suo incontro con i giovani e con la comunità latinoamericana. «Un dos, prova microfono», le prime parole del breve discorso a braccio metà in italiano e metà in spagnolo: «Un saluto a los peruanos», a «todos los sudamericanos», «que viva Pavia». E ai ragazzi: «Coltivate l’amicizia non con gli schermi, con il telefonino, ma autentica amicizia in presenza».
Un fedele gli regala una torta alla spuma di mandorle, dolce tipico dell’Oltrepò. «Sant’Agostino non è nostro, è della Chiesa» dice nella sua visita al convento degli agostiniani parlando del dottore della grazia, uno dei fondamenti della dottrina e della tradizione della Chiesa tutta. Entra nella cucina dei suoi confratelli. Fiori gialli e bianchi lo aspettano sull’altare sul quale sono eccezionalmente poste le reliquie del vescovo di Ippona, esposte in una teca trasparente: abitualmente sono custodite all’interno dell’Arca, prezioso monumento di gotico lombardo del Trecento. La quotidianità convive con la solennità e con la forza del messaggio.
È la prima visita di Leone nel Nord Italia. Il Papa venera e incensa le reliquie che si trovano a Pavia dall’ottavo secolo, quando il re longobardo Liutprando volle metterle al riparo dal pericolo di saccheggi e scorrerie. Accende la nuova lampada artistica, simbolo di pace, che arderà presso l’Arca.
Sant’Agostino, dice il Papa, ricorda «il valore e il primato dell’interiorità», «anche nella fretta e nella dispersione della vita quotidiana», e invita a «non affaticarsi in cose secondarie». Dopo aver speso parole di elogio per la Diocesi, invita a «curare le relazioni anche con chi si affaccia saltuariamente e è lontano dalla vita di fede».
L’elicottero con a bordo il Papa, partito alle 13 dal Vaticano, atterra alle 14.39 a Pavia. Prima di tutto, come atto iniziale della visita, Papa Prevost visita dieci giovani pazienti del Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica e riceve in dono un cuore di stoffa composto da frammenti delle loro magliette, al quale è collegato uno stetoscopio: nel centro si curano tumori difficili con una radioterapia avanzata. «Dio vuole che nessuno soffra» rassicura i medici, gli infermieri, tutto il personale sanitario, sottolineando l’importanza della ricerca, grazie alla quale «qui si fanno miracoli». Anche all’uscita della basilica saluta un gruppo di malati e disabili che lo aspettano in piazza. Il Papa stringe mani, benedice, saluta bambini e regala loro rosari.
A sant’Angelo Lodigiano lo aspettano davanti alle reliquia del cuore di santa Francesca Cabrini, «patrona dei migranti», e in adorazione del Santissimo Sacramento: «Se guardiamo al mondo di oggi, il fenomeno migratorio è entrato in una fase diversa, più complessa, ma non per questo smette di interpellare. Cosa c’è di più attuale di un carisma missionario che si pone al servizio dei migranti?».