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Il grido di Leone contro la guerra: "Governanti, fermatevi"

Il Papa: "È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!"

Il grido di Leone contro la guerra: "Governanti, fermatevi"
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"Grazie per la vostra presenza e per aver voluto rispondere a questa chiamata, a questo invito a unirci tutti con la nostra voce, con i nostri cuori, con la nostra vita, a pregare per la pace”. Papa Leone XIV, prima di entrare in basilica per celebrarela veglia di preghiera per la pace, si è affacciato sul sagrato di San Pietro per salutare così i tanti fedeli accorsi in piazza.

“La pace ce l'abbiamo tutti nei nostri cuori. Che la pace davvero regni in tutto il mondo, siamo noi portatori di questo messaggio", ha detto. Poi ha aggiunto: "Dio ci ascolta, Dio ci accompagna, Gesù ci ha detto che, dove due o tre sono riuniti nel suo nome, lui è presente”. Papa Leone ha, dunque, invitato i fedeli a unirsi “nella preghiera del santo rosario, chiedendo l'intercessione della nostra madre Maria” per “dire a tutto il mondo che è possibile costruire la pace, una pace nuova, che è possibile vivere insieme con tutti i popoli di tutte le religioni e di tutte le razze, noi vogliamo essere discepoli di Gesù uniti come fratelli e sorelle in un mondo di pace". Il Papa, poi, è entrato in basilica da dove ha guidato la preghiera del rosario. "Il nostro essere radunati insieme questa sera a vegliare per la pace vuole esprimere la forza della preghiera della Chiesa davanti alle situazioni di tenebra e di dolore che vorrebbero negare la luce sfolgorante della risurrezione e rigettare nella notte della morte la speranza dell'umanità", ha spiegato il pontefice introducendo la preghiera. "Basta un poco di fede, una briciola di fede, carissimi, per affrontare insieme, come umanità e con umanità, quest'ora drammatica della storia", ha detto.

“La preghiera non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena", ha proseguito durante la preghiera del Santo Rosario. " È invece - ha spiegato - la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che già risorge!", ha sottolineato il Pontefice. "In ognuno di noi, in ogni essere umano, il Maestro interiore insegna infatti la pace, sospinge all'incontro, ispira l'invocazione". Il papa ha, quindi, ammonito i fedeli: "Alziamo allora lo sguardo! Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà”.

"Mai più guerra!", ha detto rilanciando il forte appello "tanto attuale", di Giovanni Paolo II, il quale riprendeva le parole di Paolo VI alle Nazioni Unite che, a sua volta, citò Benedetto XV che definì "inutile strage" la Prima Guerra Mondiale. E, poi, ancora un riferimento a San Giovanni Paolo II, “instancabile testimone di pace” che nel 2003 in occasione della guerra in Iraq disse: “Io appartengo a quella generazione che ha vissuto la Seconda Guerra Mondiale ed è sopravvissuta. Ho il dovere di dire a tutti i giovani, a quelli più giovani di me, che non hanno avuto quest'esperienza: Mai più la guerra!, come disse Paolo VI nella sua prima visita alle Nazioni Unite. Dobbiamo fare tutto il possibile! Sappiamo bene che non e' possibile la pace a ogni costo. Ma sappiamo tutti quanto e' grande questa responsabilità". Il papa non ha dubbi: "La preghiera ci educa ad agire". E ancora: "Le limitate possibilità umane si congiungono nella preghiera alle infinite possibilità di Dio. Pensieri, parole e opere infrangono, allora, la demoniaca catena del male e si mettono a servizio del Regno di Dio: un Regno in cui non c'è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono". Secondo il papa, quindi, la preghiera è “un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo".

“Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite, non uccide e non minaccia la morte”, ha sentenziato il papa, convinto, invece, che “alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l'idolo muto, cieco e sordo, cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio". L’appello del pontefice è forte e deciso: "Basta con l'idolatria di sé' stessi e del denaro! Basta con l'esibizione della forza! Basta con la guerra!". E ancora: "La vera forza si manifesta nel servire la vita", ha sottolineato Leone XIV ricordando San Giovanni XXIII che "con semplicità evangelica" scrisse: "Dalla pace tutti traggono vantaggi: individui, famiglie, popoli, l'intera famiglia umana". "E ripetendo le parole lapidarie di Pio XII aggiungeva: 'Nulla è perduto con la pace. Tutto può' essere perduto con la guerra'". Il papa ha invitato i fedeli ad ascoltare “la voce dei bambini” e ha parlato delle tante lettere che questi gli inviano dalle zone di guerra: “leggendole - ha detto - si percepisce, con la verità dell'innocenza, tutto l'orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio". Il papa ha aggiunto: "Uniamo, dunque, le energie morali e spirituali di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi credono nella pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano i danni lasciati dalla follia della guerra". Il Papa ha, quindi, detto: "Cari fratelli e sorelle, certo vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!".

Il Pontefice ha parlato della “responsabilità” di tutti noi, spiegando che la guerra si ripudia “coi fatti, non solo a parole" e che, quindi, "la preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di violento nei nostri cuori e nelle nostre menti”. E ancora: “Convertiamoci a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l'amicizia e la cultura dell'incontro”. Insomma, secondo il papa, “ognuno ha il suo posto nel mosaico della pace". Il Pontefice, infine, ha recitato una preghiera al termine della veglia: "Signore Gesù - è l'invocazione - tu hai vinto la morte senza armi né violenza: hai dissolto il suo potere con la forza della pace. Donaci la tua pace, come alle donne incerte nel mattino di Pasqua, come ai discepoli nascosti e spaventati. Manda il tuo Spirito, respiro che dà vita, che riconcilia, che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici.

Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre, che col cuore straziato stava sotto la tua croce, salda nella fede che saresti risorto. La follia della guerra abbia termine e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora sa generare, sa custodire, sa amare la vita. Ascoltaci, Signore della vita!".

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