Un intervento chirurgico al polmone, una settimana di ricovero e un viaggio in Perù già programmato per novembre a cui il Papa non dovrà rinunciare.
L’intervento al polmone verrà effettuato con tecniche mininvasive, attraverso piccole incisioni e con l’impiego di strumenti videoassistiti o robotici. Dovrebbe durare un paio d’ore e i medici ribadiscono che la diagnosi così precoce fa ben sperare nell’esito dell’operazione.
Nell’équipe medica in sala operatoria ci sarà anche Francesco Facciolo, luminare della chirurgia toracica e stimato specialista originario di Soriano Calabro, provincia di Vibo Valentia. «Tornerà a fare il Santo Padre» assicura lui. Tra le innovazioni più importanti nell’ambito operatorio, c’è la chirurgia robot-assistita, che consente al chirurgo di operare con strumenti estremamente precisi e una visione tridimensionale del campo operatorio. La risposta decisiva arriverà dall’esame istologico: un nodulo polmonare non è necessariamente un tumore maligno.
Può avere natura infiammatoria, infettiva, cicatriziale oppure neoplastica.
Le immagini della TAC, eventualmente integrate da altri accertamenti, permettono di stimare il rischio, ma non sempre di stabilire con certezza la diagnosi. Quando viene eseguita un’asportazione chirurgica, il tessuto prelevato viene analizzato dall’anatomopatologo.
Il nodulo polmonare è stato scoperto grazie a un normale controllo di routine, come spesso accade. Il Papa infatti non presentava alcun sintomo: né tosse né fiato corto o affaticamento.
