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Vaticano

Monito di Leone: “Basta abusi sulla liturgia”

Prevost e il Concilio Vaticano II: “Una comprensione netta mette a riparo dagli abusi che si sono verificati nella Chiesa”

A handout picture, provided by Vatican Media Press Office, shows Pope Leo XIV attending the weekly general audience in St. Peter�s Basilica, Vatican City, 26 August 2026. ANSA/VATICAN MEDIA ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE - NO ARCHIVING - NO LICENSING - NPK +++

Basta abusi nella celebrazione delle messe. Ieri Leone XIV ha fatto suo uno degli allarmi più sentiti dal fronte conservatore della Chiesa e che ha caratterizzato l’azione del pontificato di Benedetto XVI. Nella catechesi pronunciata durante l’udienza generale di ieri il Papa si è soffermato sulla riforma liturgica scaturita dal Concilio Vaticano II sostenendo che «una sua retta comprensione permette anche di rigettare gli abusi che si sono verificati in alcuni settori della Chiesa nella stagione postconciliare, e che purtroppo talora ancor oggi si verificano».

Una preoccupazione analoga a quella di Ratzinger che più volte ha denunciato «deformazioni della liturgia al limite del sopportabile» e una sua regressione «al rango di circolo di villaggio». Sulle messe show ora arriva anche la bocciatura di Prevost che, inoltre, ha ricordato come la riforma si «pone nel solco della tradizione vivente della Chiesa». Una stroncatura anche del cosiddetto «spirito del Concilio» sostenuto da chi interpreta l’assise come una sorta di anno zero della Chiesa. Le parole di Leone, invece, vanno nella direzione dell’interpretazione ratzingeriana dell’«ermeneutica della continuità» che nega l’idea di una rottura tra la Chiesa preconciliare e quella postconciliare. Tra l’altro, ieri, il Pontefice ha anche detto che «La partecipazione dei fedeli non può essere passiva perché i gesti e le parole della sacra liturgia sono decisivi» per vivere «la vera relazione con Dio».

Pur riconoscendo l’esistenza di problemi nella sua applicazione, la catechesi papale ha difeso la riforma liturgica conseguente al Vaticano II motivandone l’origine dall’«esigenza di rendere maggiormente disponibile a tutti i fedeli la ricchezza dei testi biblici e delle orazioni». La revisione dei libri liturgici voluta dal Concilio nacque con «il massimo rispetto per il patrimonio della tradizione» e «al fine di renderlo maggiormente fruibile».

Parole probabilmente sgradite agli scismatici lefebvriani che rifiutano di celebrare e persino di assistere alle messe in Novus Ordo.

La questione liturgica è particolarmente bollente nella Chiesa e negli ultimi tempi Leone è intervenuto più volte sull’argomento. In una recente lettera inviata al cardinale Arthur Roche per un convegno che si è tenuto negli States, Prevost aveva già ammonito sul rischio di abusi liturgici, scrivendo che «per promuovere una degna celebrazione dei santi misteri, dobbiamo sottolineare la necessità della fedeltà ai testi e alle disposizioni approvati». La scorsa settimana, invece, la menzione sul valore del canto gregoriano. L’attenzione del mondo cattolico resta alta anche alla luce del dibattito sulle restrizioni alla messa tridentina introdotte da Francesco e ancora in vigore. A marzo scorso Leone ha però chiesto ai vescovi francesi «soluzioni concrete che permettano di includere generosamente le persone sinceramente legate al Vetus Ordo».

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